Puheriu
 
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Usanze della di Pallagorio e della Calabria
IL MATRIMONIO fino a poco tempo fà, le usanze riguardo il fidanzamento e il matrimonio, erano diverse da quelle di oggi. Diciamo che era tutto più romantico, poichè le occasioni di parlarsi erano pochissime,i fidanzati, comunicavano tramite canzoni ( a serenata ).L' età del matrimonio era 13, 14 anni, e chi superava i 26,27 anni era considerata "zitella". A Pallagorio, (paese dell' alto Crotonese), le ragazze, chiedevano aiuto a San Antonio, affinchè potessero trovare un buon marito, andando tutti i martedì mattina alla Gradea, (Località del comune di Pallagorio),dove è situata la chiesa di San Antonio, questa chiesetta dista dal paese 3 kilometri e durante il cammino tutti in coro pregavano San Antonio.
                      Ecco la preghiera
A Fujitina. ( A Crotone a Calata)
Fino a pochi anni fa, a fujitina era quasi di moda!! Era il matrimonio senza abito bianco, accadeva tra due giovani innamorati , che, o per disastrate condizioni economiche o per contrasti tra le famiglie, gli innamorati decidevano si “fuggire”  insieme ( na calamu ) !! .
La notizia suscitava grande scalpore nell’interno del paese, fino al punto che, alcuni genitori non volevano sentire pronunciare più, il nome dei propri figli, altri genitori invece si rassegnavano e al ritorno dei “fuggiaschi”,(Fuga che normalmente durava dai tre ai sette giorni), imponevano il matrimonio, (il quale come detto all’ inizio, veniva celebrato senza abito bianco). Questo era il sistema per vincere l’ odio dei genitori dissenzienti.
In dialetta Calabrese
Sant’ Antonio miu benignu
tu lu sai pecchì ci vegnu
tantu brutta nun c’è sugnu e
nu pocu de dote iu la tegnu!!
In Italiano
San Antonio mio buono
tu lo sai perche io vengo
tanto brutta non sono
e ho anche un po di  dote!!
Il corredo fino dalla nascita di una figlia femmina, Mamma e Nonna si adoperavano a realizzare “ U corredo” la dote, che comprendeva mutande e sottoveste ricamate, tutto in numero pari, sei, dodici, ventiquattro,  “vertule” per quando si andava a mietere , sacchi,  tovaglie per il pane, “ a sacuna” grande sacco che veniva riempito con foglie di pannocchie di granturco oppure di paglia. Lenzuola, asciugamani, coperte e tovaglie da tavola che un tempo si tessevano al telaio  e che io ricordo benissimo, perché mia nonna, (Zà Menuzza di Grimaldi) ,che a Pallagorio tutti ricordano, aveva il telaio e quasi tutti i corredi del paese venivano tessuti da lei,   un’ altro particolare, che allora erano pochissime la famiglie che pagavano con soldi, di solito il pagamento avveniva con   scambi di prodotti, grano, olio, ed altri prodotti che i contadini ricavavano dalla terra. Come utensili per la casa si portava: “a madida”, u crivu, u spitu, pentole di rame di diversa grandezza, mestole di legno, padelle, pignate, tineddi, posate bicchieri e piatti. Qualche mese prima del matrimonio, il corredo veniva tirato fuori dalle cassepanche per essere lavato, a Pallagorio si andava alla cascata del Lauro lì si accendeva il fuoco si faceva bollire il tutto in un grande recipiente chiamato a Pallagorio “a cussia” (grande recipiente in rame), dopo qualche ora veniva risciacquato il tutto e steso sulle siepi per farlo asciugare. Infine si riponeva tutto in una cesta e legato con nastri rosa.
Il letto degli sposi tradizione che ancora oggi si ripete in molti comuni, tra questi Pallagorio. Una settimana prima del matrimonio, sulla futura dimora degli sposi, viene aggiustato il letto matrimoniale. Per l’ occasione si espone il corredo che porta in dote la ragazza e che le donne nubili della famiglia portano, dalla casa paterna alla futura degli sposi, vengono invitati tutti i parenti e il vicinato, una volta aggiustato il letto viene lanciato il bambino più piccolo nel centro del letto come augurio di fecondità.Sul letto nuziale tutti gli invitati appuntavano soldi sui cuscini ognuno secondo le proprie possibilità, intanto si festeggiava con pasticcini fatti in casa, liquori e balli.