Puheriu
 
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Pesca al lancio
Tecniche di pesca In questa pagina, troverete  tecniche di pesca da me stesso sperimentate ed altre consigliate da alcuni lettori e collaboratori. Potete prenderne tranquillamente atto, provare anche voi, modificare, sperimentare, non c'è limite alla fantasia: la pesca è anche questo! La libertà di non omologarci cretinamente a nessuno; la mente dell'uomo creativa che sfida la natura in un confronto senza vinti ne vincitori, non ci sono maestri non ci sono allievi: ognuno è se stesso, ognuno è "l'uomo" che con il dovuto rispetto si confronta con madre natura.  L'intento di queste pagine, quindi, è solo quello di scambiarci idee e confrontarci in tutta umiltà.
I MUGGINI CON LA "BARBARINA"  La tecnica che vi propongo ,vi avverto già ,metterà a dura prova i vostri nervi perché quando si ha a che fare con questi pinnuti non sempre si riesce a non perdere la pazienza.
La "barbarina " o canna montata a barbara per chi non lo sapesse è una canna fissa ad azione di punta, di lunghezza variabile (ideale sui 7 m.t.) ,abbastanza potente ma anche leggera poiché va tenuta sempre in mano durante l'azione di pesca. La peculiarità di questo attrezzo è la presenza di un piccolo mulinello o semplice recupero e da dei piccoli anelli guidafilo, in pratica il vantaggio principale è quello di poter pescare con la praticità della fissa avendo la possibilità di stancare il pesce una volta allamato.
Questa tecnica si pratica più o meno durante tutto il periodo estivo, cioè quando i nostri amici risalgono i nostri fiumi. Naturalmente avrete già capito che il luogo ideale per la pesca sarà negli ultimi km (talvolta anche 30 km ) di fiume prima della foce. Scegliete un tratto a corrente moderata o assente con fondale sui 2 3 m.t. .
Preparazione della pastura: Mettere in ammollo del pane raffermo, una volta ammollato, strizzarlo bene all'interno di un panno permeabile in maniera da far uscire tutta l'acqua possibile, mettere il pane in una bacinella e aggiungere una busta di pastura "fondo mare " di qualsiasi marca. Lavorare il tutto fino a raggiungere la consistenza adatta per poter applicare la pasta su l'amo.
La montatura come vedete a lato non è molto complicata,l'importante è la taratura che dovrà essere fatta con il pastarello applicato fino al limite della portata.
Azione di pesca: appena si arriva sul posto si pastura subito in maniera assolutamente precisa tre o quattro palle della dimensione di un arancia dovrebbero essere sufficienti .Si prepara òla montatura così nel frattempo la pastura fa la sua funzione. Si "sonda " il fondale cercando di pescare staccati dal fondo di circa 50 cm .A questo punto si comincia ,si lancia un paio di metri a monte del punto di pasturazione e un po' più avanti verso il centro del fiume. Se tutto è filato liscio le toccate non dovrebbero mancare il problema è allamarli ,è qui che deve venir fuori tutta la vostra pazienza. Un consiglio state col filo sempre in leggera trattenuta sul galleggiante e appena il galleggiante trema o accenna l'affondamento ferrate!
In bocca al Muggine.
LA CARPA CON LA BOLOGNESE  La pesca della carpa è sempre stata molto affascinante, tanto da stimolare la fantasia di tanti pescatori(vedi ultime tecniche del "carpfishing"). Non che queste tecniche non siano valide , anzi... Personalmente considero la pesca come un passatempo e non intendo investire capitali in canne costosissime, megaconfezioni di boiles ,segnalatori acustici etc., pertanto cerco di applicarmi in tecniche semplici e poco costose. La tecnica che vi sarà quindi all'insegna della semplicità e del risparmio.
Questa tecnica è stata sperimentata più volte da me stesso in Arno e in Serchio ma penso che sia applicabile anche ad altri corsi d'acqua di fondovalle a corrente moderata.
Occorrente :bolognese di lunghezza variabile ( 5 m.t. -7 m.t. ) a seconda del fondale. Mulinello decente caricato con una buona lenza dello 0.35 , un galleggiante a pera da 5-16 gr (a seconda della corrente e della distanza ),una torpilla , un piombino spaccato e un amo torto del n°6 a gambo corto nichelato e una confezione di pastura da carpe (io preferisco quelle di colore rosso)e .. naturalmente una macchina fotografica.
Da non dimenticare: Scegliere un posto dove la corrente è debole (ottimale ai margini di una rimolla ) con un buon fondale.
Pasturare preventivamente la zona con palline di pasta della stessa dimensione.
La torpilla deve stare sdraiata sul fondo.
Il finale deve essere molto lungo (almeno 60 cm ).
Non eccedere con il lancio di palline durante la pesca, la carpa vuole silenzio assoluto, stare attenti a non fare rumori inutili tipo sbattere i piedi.
Tarare la frizione se non si vuol fare il bagno alla canna.
Pescare sempre nello stesso punto.
Vi ricordo che dopo aver fotografato il vostro bel trofeo di pesca è buona norma rilasciarlo con le dovute precauzioni.
Quando ve ne andate lasciate il posto pulito .
NEI LAGHETTI CON LA PALLA DI "BAI"  Non so se avete capito cosa intendo per "bai", noi qui in toscana chiamiamo "bai" i bigattini (vero nome larva di mosca carnaria).
Questa tecnica è tanto semplice quanto redditizia, può essere usata in molti posti diversi inoltre non richiede costose attrezzature. Di solito la uso quelle poche volte che vado nei laghetti a pagamento, avete presente quelle domeniche mattina che non si ha voglia di fare levataccie e che non si vuol andar troppo lontani...Si prova a vedere se si vince il prosciutto al laghetto del (già non si può far pubblicità!),insomma quando vado li , di solito in compagnia di mio padre e di altri amici comuni, pesco quasi sempre così . Vi dirò che un prosciutto ce l'ho tirato fuori con una carpa di 6.8 Kg..
DESCRIZIONE:  canna da lancio sui 3-4 m.t., mulinello decente, filo dello 0.20 una torpilla da 10gr, una girella con moschettone finale dello 0.18 ed un amo del 12.
Setacciare bene i baini ed incollarli come al solito .
Innescare normalmente 3o4 baini non incollati .
Fare una palla di baini grande come un mandarino e compattarla bene attorno a l'amo.
Lanciare nella zona desiderata .
Incordare leggermente il filo ed...attendere
La forza di questa tecnica sta ne fatto che la pasturazione è miratissima, il pesce sul fondo incontra un mucchietto di bigattini (adesso sono serio) che pian piano si scollano, ma rimangono li nei pressi dell'esca ,nella foga di divorare il tutto finisce per ingoiare la nostra esca. Questo lo potrete constatare voi stessi perché il più delle volte l'abboccata è improvvisa e in più il pesce molte volte si ferra da se (più che altro carpe).
Importante: cercate di essere precisissimi nei lanci in maniera da creare un campo di pasturazione il più ristretto possibile; vi consiglio di prendere delle mire sulla riva opposta. Mi raccomando se catturate la belva inviatemi la foto verrà pubblicata sulla pagina fotofish.
IN SILENZIO TRA LE NINFEE   La Tinca, un pesce meraviglioso, questa pagina è dedicata a lei. Mentre sto scrivendo queste righe mi torna alla mente la mia infanzia, quando noi " bimbetti " si scorrazzava lungo i piccoli canali della mia zona in cerca di nuove emozioni .Andavamo quasi tutti i giorni a pescare ,la nostra attrezzatura era composta da una canna di bambù intera (senza innesti) scelta con cura dal giardino della "signora ". Noi la chiamavamo così; in effetti era la proprietaria di una villa del 700 circondata da una altissima cinta di canne di bambù e di moltissimi terreni che lei dava a "mezzadria" anche ai nostri nonni.
A parte queste piacevoli divagazioni, noi bambini a quel tempo a pescare ci si andava, ma un po' perché non si sapeva, un po' perché si faceva sempre un bel baccano si finiva sempre per prendere i soliti" pescetti da ragazzi " ;così li chiamava il Mannucci, un anziano pescatore di tinche, che certe sere arrivava e si metteva a un centinaio di metri da noi e dopo aver tirato fuori un paio di belle tinche prendeva il suo paniere di vimini e veniva da noi a" prenderci un po' per il culo ".Il dialogo serale era questo: - allora ! anche stasera ghelle?- ci diceva con quella sua risatina,poi riprendeva-se voi la smetteste fa tutto 'otesto chiasso e vi metteste giù boni boni è capace varche tinchina la prendereste! Per piglià le tinche e bisogna fa pianoo!- Noi ascoltavamo in silenzio, silenzio che veniva immediatamente rotto non appena il Mannucci se ne andava con quel motorino tutto arrugginito . Passarono degli anni ,non molti per la verità, io ero un pò cresciuto e, fatto tesoro dei consigli dell'anziano pescatore,mi recavo a pescare sempre al solito posto ma da solo quando un giorno riapparve il Mannucci che come se lo avessi visto la sera prima mi disse-ghelle anche stasera?-Io non rimasi in silenzio e gli dissi se mi poteva spiegare come faceva a prendere quelle favolose tinche. Naturalmente lui me lo spiegò alla sua maniera ma io stavolta vi riparmio la fatica per la traduzione.In pratica il Mannucci pescava così:sceglieva una bella buchettina fra le piante galleggianti e tutte le mattine del giorno in cui andava a pescare, ci buttava un pò di mais,la sera arrivava e in assoluto silenzio calava la sua esca centrando perfettamente la buchettina (questi erano piccoli canali con acqua limpidissima e molta vegetazione affiorante larghi al massimo 4 metri).Il "plic" prodotto dalla caduta del solo chicco di mais in acqua , risultava per le tinche un qualcosa di molto naturale, tant'è che a breve scadenza rimanevano all'amo.
La cosa più importante era che si innescasse un solo chicco di mais e che come si vede a lato la torpilla fosse più pesante del galleggiante e naturalmente il massimo silenzio.
G .Mannucci
TROTA IN TORRENTE  -  Di Andrea Cerioli
Le trote che oggi andremo a pescare sono le fario, la specie autoctona delle nostre acque. La fario vive quasi esclusivamente nei torrenti alpini ed appenninici, ho detto quasi esclusivamente perché non è difficile trovarle nei fiumi di pianura e nei canali irrigui, anche se queste trote vi sono state immesse. Comunque l'habitat della fario è il torrente. Il torrente, a differenza del fiume presenta caratteristiche molto varie: si alternano tratti infrascati a tratti sgombri da vegetazione, zone larghe con lunghe lame e zone molto strette e turbolente. Attrezzatura: Per poter pescare in un torrente che presenta queste caratteristiche è necessario utilizzare una canna universale: che sia in grado di superare tutti gli ostacoli che si presentano. Queste canne sono chiamate teleregolabili: vanno da una lunghezza di 5 metri fino a 13: è possibile usare anche solo parte della lunghezza della canna e questo è il vero segreto della tecnica di questa pesca. Nei torrenti larghi si usano canne corte, dai 5 ai 7 metri, perché è più facile lanciare; nei torrenti stretti invece si usano quelle lunghe dagli 8 metri ai 13 perché è più facile raggiungere la sponda opposta.
Dopo un'infarinatura sull'attrezzo principale possiamo passare alle montature.
Montature: Le più usate in assoluto sono quattro: corona, sfera, spirale egalleggiantino.La corona o rosario è costruita su di uno spezzone di filo di varialunghezza dai 60 ai 100 cm e più, agli estremi vanno legate due girelle; sul filo invece fanno disposti pallini di piombo a serrare in basso; esistono moltissime varianti della corona perché ogni pescatore la adatta alla sua azione e alle sue intenzioni. Credo però che questo basti per darne un'idea. I vantaggi della corona si scoprono nei torrenti particolarmente accidentati, dove le altre montature si incagliano molto più facilmente. Ricordo che tutte queste montature vanno sempre sostenute dalla canna lunga. La corona poi permette all'esca ( camole o vermi ) un movimento molto più naturale perché è la corrente che trascina la nostra armatura. Tutte queste caratteristiche fanno si che la corona sia ideale per le nostre fario, specie quelle furbe. La sfera o biglia è il classico piombo concentrato. Va molto bene nella pesca in buche perché tiene l'esca radente il fondo, solitamente dove sostano le trote più grosse. L'azione della sfera è di puro sondaggio delle zone dove la corrente è molto forte e la altre montature verrebbero trascinate dall'acqua. é molto redditizia la pesca in recupero con la sfera: basta recuperare controcorrente l'esca, le trote non resisteranno alla rotazione dell'esca e attaccheranno immediatamente. La spirale è la forma di piombatura ideale per i torrenti larghi, dove è necessario lanciare: la sua forma allungata le permette di non incagliarsi tra i ciottoli nella fase di recupero. Va molto bene anche nei torrenti stretti perché la sua forma allungata fa meno attrito con l'acqua e permette una maggiore sensibilità alla tocca della trota. Il galleggiantino è ideale nelle lame piatte di certi torrenti. Si lancia in direzione della riva opposta e lo si lascia derivare, sempre tenendolo sotto controllo.
Azione: Ora siamo quasi pronti per andare a pescare le fario. Manca solo un po'di tecnica. Il bello delle fario è che si intanano ovunque, qualsiasi sasso, ramo, buca ecc. vanno benissimo. Di norma scelgono un determinato rifugio, sono pesci territoriali, in cui trascorrono gran parte del loro tempo. Abitualmente lasciano la tana all'imbrunire e vi ritornano alle prime luci dell'alba, trascorrendo parte della notte sempre in prossimità del rifugio. Ritornate al loro nascondiglio, le trote continuano a controllare le immediate vicinanze delle tana, pronte a catturare con rapide uscite i vermi e le larve o gli insetti che il torrente trasporta. La nostra tecnica sarà allora quella di far passare le nostre esche vicino agli ostacoli in modo molto naturale, se la trota è nei paraggi si farà sicuramente vedere.
Per informazioni più dettagliate acerio@tin.it