Nel Sito    Nel.Web
 
 

Pallagorio...... nel tempo2

Carissimi, e ancora Natale Tutto si e adornato sottilnente di questa assenza. Assenza? Certo, assenza. Quando ci si attrezza in mille modi per dare pienezza ad un vuoto, si sta davanti al baratro piu profondo, qualcosa che manca dentro di noi.Come vorremmo essere veri e invece fingiamo; come vorremmo essere sereni e invece ammicchiamo auguri sdolcinati; vorremmo credere e siamo increduli...sdoppiati. C'e un'aria pesante in giro e il battito del nostro cuore e diventato piu artificioso. Siamo diventate persone automatizzate nel cuore e nella mente e tutto si muove in vista della funzionalita, dell'interesse, di un certo risparmio energetico del cuore e abbiamo perso il senso della naturalita, che vuol dire, per noi ominidi, il senso dell'umanita. L'evento del Natale ha sempre piu il tono di una storia che noi gia conosciamo ma che non sappiamo raccontare. Non e facile raccontare una storia perche come minimo bisogna essere credibili: assumere tono alle parole e intensita nei gesti in modo tale da diventare attori, persone che agiscono in base a quello che dicono e non marionet­te, confuse in gesti meccanici. La scenografia e quasi perfetta ma in essa tanti attori, la maggior parte, non sanno recitare perche non sono credibili. C'e sempre il tentativo di affermare che una volta si...era Natale: il Natale delle nostre case povere, del-le nostre mense gioiose e parche, dei nostri emigranti, delle parentele vere e dei veri amici. Ora tutto e falso; facciamo da eco ai nostri disappunti, in modo sottilmente mostruoso... perche comunque e ancora Natale. Per chi vuole uscire fuori dalle sdolcinature, per chi vuole assu­mere ancora una parte di attore credibile il Natale e sempre H con la sua provocazione: per essere Natale tu ci devi credere. Nella notte di Natale tutto e tenero. Teneri sono la Madonna e Giuseppe, tenero e il Bambino, teneri pure gli animali e i pastori. Ecco: Natale ci dice che dobbiamo tornare alla tenerezza, all'amore. La malattia piu diffusa oggi, non ancora diagnosticata, e la sclerocardia: la malattia della durezza del cuore. Uno dei peccati piu gravi della nostra societa, anche pallagorese, e l'abbassamento del livello dei sentimenti. II cuore non e piu sensibile e tenero. La mancanza di tenerezza e piu insidiosa della fame, per tutti. Non doni, banconote, oggetti regolano i rapporti ma una ca-rezza, un sorriso ed una stretta di mano sincera; questi valgono piu di tutti i regali. Per favore non spariamo sui sentimenti, non denigriamo la nostra fede in umanita di Dio che si fa Bambino, che ci regala se stesso fa-cendosi prendere in braccio da ciascu-no di noi perchè anche noi possiamo vivere teneramente l'uno accanto all'altro.

A tutti, Buon Natale,

un Buon Natale credibile.

Don Pietro


NOVE MESIDIVINI

Come tutti i bambini del mondo, Gesù e iniziato piccolissimo: da una sola cellula.Una cellula che si e formata in modo del tutto speciale. Difatti, mentre la Madonna gli ha dato i suoi 23 cromosomi femmini gli altri 23 cromosomi maschili, ne-cessari per formare un uomo, sono stati - caso unico al mondo! -creati da Dio dal nulla. Dall'unione di questi 46 cromoso­mi si e formato la prima cellula di Cristo. In quella cellula c'e gia tutto Gesù: il colore che avranno i suoi capelli, la forma degli occhi, del naso, della pelle, la statura, il peso, le proporzioni.... Gesù e vivo in Maria: cosi vivo che -come tutti i bambini nel seno ma-terno - dopo i primi 15 giorni dal concepimento, e gia aumentato di 125mila volte! Al 18° giorno ha gia un cuore che pulsa: solo la morte in croce lo fermera. Al 70° giorno ha gia evidenti le impronte digitali. Al 90° giorno polmoni e bronchi son pronti per respirare. Verso la fine del quarto mese, Gesù pesa circa un etto ed e lungo 20 centimetri. La, nel seno della Madonna, dorme, si sveglia, sogna, sente il suono del san-gue che scorre e pulsa ritmicamente col battito del Cuore di Maria; si succhia il pollice, stringe il pugno, agita braccia e gambe, cambia posi-zione; sente e registra l'amore e l'accettazione della mamma: sente la pienezza e la dolcezza del "si" di Maria che, mese dopo mese, gli tesse il corpo fintanto che a Natale tut­to Gesu bambino e pronto per esse-re regalato al mondo. Ecco Gesu. Proprio un bambino come il tuo bambino! Si presenta a voi Carmine Vasamì l'ultimo nato a Pallagorio. Auguri alla sua famiglia

 

 

Filastroka e Nataghvct

Loj loj vasha vaghe,

Krishti o lere te ata Nataghe,

e o lere te nje grutci e re

pa skutina e pa farqe.

Shen Xhusepa rrihj e vrehj,

e lahj ata skutina

e i ndehj te ata muqe,

roza te bardhe, roza te kuqe.

 

 

 

Filastrocca di Natale

Balla balla ragazza la vallia,

Cristo e nato a Natale,

ed e nato in una grotta nuova

senza pannolini e senza fasce.

San Giuseppe stava a guardare,

e lavava quei pannolini

e li stendeva su quelle frasche

rose bianche, rose rosse.

Rossella Gentile

 


Natale nel tempo

  Cera una volta... E cosi che iniziano le favole e tale si puo definire la mia breve esperienza d'attrice. Parliamo degli anni '80, quan-do ancora studente, insieme con gli altri coetani, ab-biamo rappresentato dal vivo la nativita di nostro Signor Gesu cristo. Tale manifestazione, non si e piu ripetuta. E rimasta Tunica della storia del nostro piccolo paese, a differenza della rappresenta-zione della Passio-ne che invece e an­cora viva e radica-ta nella nostra cul-tura e nelle nostre tradizioni. Quan-te prove abbiamo fatto, ma soprat-tutto che emozio-ne   ho   provato quando ho dovu-to sostituire la ragazza che interpretava il ruolo della madonna. Quante domande, quante paure... Saprò essere all'altezza del ruolo? Cosi fra dubbi e incertezze, siamo arri-vati alla sera del 24 dicembre. Mi ricordo di una serata molto fredda e ventosa. Tutti noi ben coperti e con gli abiti di scena, ci siamo radunati dietro la Chiesa della Madonna del Carmine. II percorso gia stabilito: fare tutto Via Carmine, proseguire per Corso Vittorio Emanuele, imboccare Via Roma e da li raggiungere la Chie­sa di San Giovanni Battista dove per l'occasione era al-lestita una rudimentale capanna con una mangiatoia per il bambinello ed un bue pronto a riscaldarlo. Eh si parliamo di un bambinello vero! E non crediate che il percorso sia stato facile... Io in groppa ad un asinello goloso di confetti, che si fermava ogni volta che ne scor-geva uno sulla strada e non c'era verso a farlo proseguire fin quando non avesse finito. Un lungo corteo ci se-guiva a ruota, forse tutto il paese! Quanti fotografi pronti ad immortalare i momenti piu belli della serata! Non mancava certo il fotografo personale, che per la crona-ca era la stessa persona che molti anni dopo sarebbe diventato mio marito. La scena piu importante di tutta la rappresentazione doveva realizzarsi nella capanna. II forte vento trasportava il fumo e le scintille del falo all'interno, per cui con gli occhi rossi e gonfi ci siamo tra-sferiti in Chiesa, sotto lo  sguardo compiaciuto dei pa-esani e abbiamo as-sistito alla messa di mezzanotte, celebrata dal compian-to parroco di allora Padre Antonio. A distanza di tanti anni e ancora vivo nel mio cuore il ricordo di quei mo­menti e provo una sensazione molto forte ogni volta che ne parlo con le mie due figlie. Non era la manife­stazione in se certamente bella e tanta sentita, ma lo spirito di comunione e d'amore fraterno che ci acco-munava. Oggigiorno siamo totalmente presi dalla fre-nesia del tram tram quotidiano, dalla nostra diffidenza, dal nostro egoismo, dalle nostre ambizioni, che ci di-mentichiamo dei veri valori della vita, del vero senso del Natale. L'augurio piu bello che posso fare a me stes­sa e agli altri, e di vivere intensamente e umilmente ogni Natale della propria vita e che ci porti un sorriso e la gioia di stare insieme. Buon Natale!

Maria Antonietta Cappa


La FOCARA ieri e oggi

Nella descrizione di Enzo Nigro, in un suo romanzo del 1982, edizioni FramaSud di Chiaravalle Centrale (CZ), come essa veniva preparata prima del 1960. II protagonista, Vito di Mattia, calabrese di Valle degli Scilieri, vive a Roma da alcuni decenni e La sera di natale non aspetto il 'tic' dell'orologio, ando a letto prima del solito. (...) spense la luce e si giro sul fianco destro, la posizione preferita per dormire. S'era addormentato quando il suono delle campane della vicina chiesa della Nativita gli svio il sonno. Si ricordo che era la notte di Natale e, alTimprowiso, gli venne in mente il suo paese. Si rivide ragazzo nella piazza intor-no alla focara, una immane catasta di legna ardente con fiamme alte sin sopra i tetti delle case. Penso a quanti giorni c'erano voluti per raccogliere tuta quella legna, a quante some d'asini e di muli, a quanti lenti viaggi di buoi appaiati per trascinare dai boschi sino in piazza interi, lunghi tronchi d'ilice, di quercia, e alle donne che avevano anch'esse scaricato al mucchio fascine di rami secchi, i piu faticosi e difficili a reperire, a portare sin li in bilico sulla testa, spesso senza a 'curuna', la ciam-bella di stracci ritorti per attutire i disagi del peso. Da sempre era stato un immancabile appuntamento che si ripeteva ogni anno sin dai primi di dicembre, tutti i giorni, o meglio tutte le sere. Sere, che, sembrava, ca-lassero prima del dovuto, piovigginose, umide, fredde, a volte cariche di neve . Era di sera, infatti, che, dopo il lavoro dei campi, la gente in devozione portava il pro-prio contributo alla focara. II ricordo gli era nitido alla mente. Ripenso al 24 mattina, la vigilia quando quegli stessi contadini, massari, boscaioli che avevano portato la legna si radunavano nella grande piazza e, guidati da zu Ciccio, un carbonaio di vecchio stampo, innalzavano l'immane catasta nel cui ventre, alla fine, sparivano le fascine secche, le prime a dover ardere. Poi verso mezzogiorno l'opera era completata e ognuno, piccoli e grandi, aspettavano le prime ombre per appiccare il fuoco. Ricordo come il 24 dicembre, a differenza delle altre sere, le ombre sembravano non calassero mai. Fi-nalmente zu Ciccio accendeva lo straccio imbevuto di petrolio avvolto all'estremita d'una pertica e rinfilava da sotto nel centro della catasta. In breve le fiamme s'innalzavano, la piazza si rischiarava tutta quanta e le scintille, crepitanti nell'aria, salivano alte alte nel cielo si da essere viste da qualsiasi punto del paese. Per tutta la notte le fiamme illuminavano l'allegria dei paesani che, con l'uscita dalla messa di mezzanotte, si ritrova-vano tutti li, intorno alla focara. (...) Ma ad un ratto, gli balzo su tutto la figura di suo pa­dre, austera, imponente come la focara. Erano anni che non ricordava suo padre. (...) La focara l'aveva fatta? Chi ha preso il posto di zù Ciccio? La focara... E tutto cambiato. Chi va piu in campagna oggi? Dove sono i muli, gli asini, i buoi? E le donne 'cu a curuna' chi le vede piu? Oggi e tutto cambiato . Cer-to, oggi ci sono i trattori. (Enzo Nigro, di Perticaro-Umbriatico, lavora da piu di 40 anni nel CINEMA, a Roma, come direttore di pro-duzione. E figlio di Giovanni Nigro, segretario comu-nale di Pallagorio negli anni cinquanta (prematuramente scomparso) e della signora Bisbano Giuseppina, stima-ta maestra, per tanti anni, della Scuola elementare di Pallagorio. Enzo e pure autore di romanzi e di poesie in vernacolo. Ritorna periodicamente a Pallagorio e a Perticaro nella casa paterna ristrutturata.

( A cura del Prof. Pontieri Antonio di Ettore)   


Auguri di buon Natale

   

        


Felice Anno Nuovo


In memoria di Padre Antonio

Padre Antonio non c'e piu. Egli ci ha lasciato in silenzio, discretamente e lontano da Pallagorio. In mezzo a noi e rimasto trent'anni: una vita! Per questo, non possiamo non ricordarlo, in quanta ha rappresentato un'intero periodo della storia ecclesiale pallagorese recente. Ha seguito tante anime al momento del trapasso, ha battezzato e catechizzato intere generazioni di pallagoresi, ha celebrato innumerevoli matrimoni, entrando nella vita di molti con il suo stile sobrio, paterno, deciso e affabile. Quanti ricordi! Bene. A me piace riandare con la memoria ai giorni del suo arrivo a Pallagorio, sotto il Natale del 1962. Nessuno lo cono-sceva ancora. La Chiesa pallagorese non attraversava un bel periodo, a quei tempi,. Padre Reginaldo se n'era andato, Don Palopoli era sta-to assegnato, all'improvviso, alia Parrocchia di Casabona. Noi soffrivamo ancora della prematura scom-parsa di Don Pasquale Belcastro. Cosi, giunse, alia chetichella e all'insaputa di tutti, per volere del Vesco-vo di Cariati Monsignor Orazio Semeraro, l'anziano Padre Antonio, proveniente dalla Comunita dei Passionisti di Savelli. Accetto, lui Religioso, il gravoso compito di reggere la Chiesa Parrocchiale di Pallagorio, giudicata realta non fa­cile dalle Autorita Ecclesiastiche, per la forte presenza di una sinistra bene organizzata. Padre Antonio, sicilia-no di ferro, formatosi a Roma in epoca fascista presso la Scuola Teologica dei Passionisti della capitale, gia Cappellano militare e reduce della Guerra di Russia al seguito dell'Armir, fresco dell'esperienza, ricca di stimoli, compiuta nella Chiesa di confine di Trieste, venne a Pallagorio impavido e pieno di fiducia. Non si perse d'animo per le iniziali difficolta: la Chiesa Madre era chiusa per crolli, la Chiesa del Carmine era in cattivo stato e quella di S. Filomena non era nelle mi-gliori condizioni. I fedeli erano dispersi e confusi. Bisognava vincere le diffidenze e indifferenza, a fronte di una emigrazione di massa che colpiva le famiglie negli affetti e nell'unita del focolare. II buon Padre Antonio non fu preso dallo sco-ramento. Si rimbocco le maniche, comincio a fare le prime amicizie, ad aprirsi un varco nell'animo della gente, confidando nella generosa ospitalita dei Pallagoresi, che comin-ciarono ad apprezzare ramabilita e la schiettezza del nuovo Parroco. In fondo, Padre Antonio era un eccel-lente Parlatore, cantava bene e sa-peva officiare, riusciva a capire la gente e a farsi volere bene per le sue doti di comunicatore. Rispettava le tradizioni e sapeva condursi con cordialita e buon animo. Tutte qualita che i Pallagoresi apprezzano molto. E lui decise di rimanere. Trovo casa (Pallagorio, allora, non ave-va Casa Canonica), fece venire dalla Sicilia la sorella, Sig.na Enza, e la nipote Gianna. Cosi, passarono due decenni della storia pallagorese, con Padre Antonio divenuto un concit-tadino a tutti gli effetti, Docente di Religione alia Scuola Media, Parroco e curatore d'anime. Furono anni intensi e fertili, con il primo restauro delle Chiese, il recupero della Chiesa di S. Giovanni, il rinnovo del Santuario del Carmine grazie all'intervento, propiziato da Padre Antonio, di Romolo Sanguedolce. Padre Antonio non si occupo mai di politica direttamente. Ma, non poteva riuscir facile, data la realta pallagorese, non essere sfiorato dai contrasti  e dalle beghe intestine. Sicche, pur conservando la sua autonomia, fini in alcuni momenti, per rasentare lo scontro, soffrendone dentro a causa della difficolta di comunicare le sue ragioni. II giorno piu difficile, per lui, fu quello del restauro della statua della Madonna del Carmine. Chi non ricorda quell'evento, con la Madonna ammantata di nero at-traversare le vie del paese e i pallagoresi decisi a non far partire la statua per Lecce? Fu dawero do-loroso per tutti! Ma, alla fine, il buon senso dei pallagoresi, com-prensivi e generosi, fece superare rancori e ripicche e la pace ritorno in paese, malgrado le ferite e i rimpianti. Padre Antonio, di suo, ci mise le sue doti di diplomatico e di affabile conciliatore e tutto si risolse per il meglio, anche se non pote mai realizzare il suo progetto di una grande Casa del Sacerdote addossata alla Chiesa del Carmine. Dovette accontentarsi di un'altra casa d'abitazione, lontana dal quartiere che lo ave-va visto per tanti anni e al quale si era affezionato. Furono anni di tormento e di amarezza, di cui nessuno porta colpa, ma che videro Padre Antonio in mesto declino. Malgrado cio, egli non per­se mai il suo sorriso, il suo gesto paterno di comprensione per tutti. Cosi ci piace ricordarlo, in giro per le vie del paese, avvicinato da tutti, amato da tutti, sorridente, con i suoi occhiali neri, la sua perfetta scriminatura e il suo vocione coinvolgente e accattivante, legato a Pallagorio, dalla quale dovette partire suo malgrado. E i pallagoresi che lo hanno cono-sciuto lo sentono, ancora oggi, come uno di loro, il loro Padre Antonio.

Prof. Antonio Pontieri '48  


Ricordando Padre Antonio

  E il giorno 21 settembre dell'anno 2003 : una domenica come tante altre. Sono in Chiesa: partecipio al rito della Santa Messa, lontano dai rumori e dallo stress. Sono vicino, con il pensiero, alla sofferenza di tanti fratelli esposti nelle varie parti della terra alle guerre, alla fame, alle malattie: vittime innocenti della poverta e soprattutto della stoltezza umana che sempre alberga nell'animo di chi, nell'agire, e spinto non dall'amore verso il prossimo, ma dalla bra-ma di potere, di ricchez-ze e di onori. E l'uomo del nostro tempo, non sorretto dal ttimore di | Dio. Ascolto il Santo | Vangelo secondo Mar­co (9,30 -37): "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il ser­vo di tutti". L'assemblea segue in preghiera e in silenzio. All'improvviso un brusio di voci percorre tutta la chiesa: "E morto Padre Antonio". "Si, e morto Padre Antonio". Scosso dalla triste notizia il mio viso e solcato da qualche lacrima mal trattenuta e il mio pen­siero ritorna indietro nel tempo. Mi si presenta l'im-magine di un sacerdote passionista venuto a Pallagorio negli anni sessanta come missionario portatore di speranza. La sua opera, per volere di Dio, si e prolungata nel tempo. Padre Antonio... spirito combattivo, sempre vigoroso e pieno di entusiasmo, quando deve sollevare gli altri non conosce limiti che possono condizionarlo. L'ambiente dove opera non e facile; le chiese sono quasi abbandonate e lentamente si sgretolano. La gente, in buona parte, e abituata al silenzio e alla "riverenza". II prete, sia pur "riverito" e spesso visto come un pericolo perche puo smuovere gli animi e scalfire lentamente. Quante volte Padre Antonio ha dovuto prendere decisioni drastiche e coraggiose! Ricordo le due piu clamorose: il trasloco della statua della Madonna dalla Chiesa del Carmine alia Chiesa di Santa Filomena perche il campanile della Chiesa era "pericolante". La statua era avvolta in un manto nero e la tensione tra la folla era quasi esplosiva; il restauro della statua della Madonna (la partenza della statua e awenuta sotto scor-ta per evitare agitazioni popolari). Con il tempo, la popolazione lentamente si awicina al suo parroco e soprattutto non si sente piu sola. Ricordo la sua modesta casa: un punto di riferimento in tutte le ore. Quanti ospiti provenienti an-che da lontano! Allora, nella nostra zona , non c'erano locali e pizzerie ne di lusso ne modesti. Le strade non permettevano facili spostamenti e la gente si poteva trovare sola e in difficolta. Bastava rivolgersi al parroco e alla cara signorina Enza, sua sorella, e la loro accoglienza era elargita sempre con un sorriso. II loro sorriso infondeva fiducia e speranza nell'animo delle persone. Le domeniche della "congiuntura economica", era vietata la circolazione delle macchine. Per molti di noi era impossibile il rientro a casa, dalle nostre famiglie. Nessun problema: la casa di Padre Antonio era la casa di tutti e si formava un'unica famiglia. Ognuno esponeva i suoi problemi con serenita e disinvoltura all'attenzione del nostro padre spirituale e non mancavano i suoi consigli e il suo conforto. Quelle domeniche squillava spesso il telefono... erano i molti familiari che ci sapevano permanentemente ospiti di Padre Antonio. E stato sempre vicino nelle gioie, ma soprattutto nella sofferenza. Ricordo... la morte di un mio fratello ... Sono ancor a tanti i ricordi che affiorano nella mia mente. E impossibile elencarli. Ora pa­dre Antonio e ritornato nella "Casa del Padre". Certamente continuera la sua opera pregando e benedicen-do tutti noi pallagoresi con la collaborazione di tanti altri nostri fratelli che, come lui, in questa terra, hanno preferito considerarsi ed essere ultimi per potersi porre tra i primi vicino a Dio.

B. Demasi   


La cicala e la formica

"Cera una volta una formica silenziosa e laboriosa che aveva fatto la sua casa ai piedi di un antica quercia. Tutta Testate lavorava su e giu per il grande campo a racimolare granaglie per il lungo inverno. Cera anche una cicala che in quell'estate si era annidata sui grandi rami della quercia. Tutto il giorno cantava a squarcia-gola senza fare niente...". Alla fine la cicala mori dopo la calda estate mentre la formica... In questi anni, dal 1999 fino ad ora, e stato fatto un lavoro da formica: abbiamo accumulato offerta su of-ferta, come tanti chicchi di grano, per potere iniziare il restauro della chiesa della Madonna del Carmine. Molti fedeli di Pallagorio e tanti anche fuori hanno collabo-rato, chi con molto chi con poco, ad accumulare nel granaio intitolato" Cassa Madonna del Carmine". Sia-mo giunti alla rispettabilissima cifra di euro 29.246,00 e verranno fatte altre offerte perche, piano piano, se e volonta della Madonna del Carmine ed anche nostra, la chiesa possa diventare bella fuori e dentro. In questi anni abbiamo assistito anche al canto della cicala. I super-discussi cantati della festa di maggio ne sono un esempio unico. Vengono, cantano, si pagano bene e se ne vanno. L'unica cosa che resta e lo strascico delle discussioni ormai noiose, stupide e perditempo sulla scelta del cantante (basso alto, vecchio giovane, ma-schio femmina, moderno antico). E grazie agli ultimi comitati festa se si e risparmiato qualcosa, anche se si potrebbe fare molto di piu. Basterebbe avere solo un po' di buon senso e l'umile coraggio di capire che una cantata e solo una cantata da... cicala. Altre cicale sono venute alle nostre orecchie. Da qualcuno, e stato detto che le chiese non si possono aggiustare con i soldi del­la popolazione; che ci vogliono i finanziamenti pubblici e che i soldi delle feste sono solo per le feste. Se avessimo aspettato qualche politico di turno o ammi-nistratore per fare qualcosa per le nostre chiese... Molte promesse come molte sono la canzoni della cicala ma tutte con una stessa nota. Per la gioia di tutti, ma soprattutto per quelli che veramente collaborano in modo semplice, silenzioso (non abbiamo bisogno di essere pubblicizzati sul giornale), dignitoso e generoso abbiamo iniziato i lavori. Per evitare parole a vuoto, soprattutto quelle dei cosiddetti competenti, abbia­mo rispettato tutti i tempi di marcia: il progetto, la sua approvazione, la Ditta Scavelli specializzata in re­stauro monumentale e indicata dalla Soprintendenza per i beni architettonici. II nostro lavoro sia sempre quello della formica laboriosa e silenziosa che non teme il passare delle stagioni e lasciamo pure che le cicale di turno cantino per una sola estate.

Don Pietro


GENITORIE GENITORIAUTA

Sono ormai anni che acco-gliamo i vostri figli nel cate-chismo cercando di dedica-re a loro un po' del nostro tempo per educarli all'amo-re di Dio e del prossimo. Come diceva Don Pietro nella lettera a voi inviata l'anno scorso per l'apertura dell'anno catechistico, i figli son per i genitori il bene piu prezioso e noi dobbiamo rin-graziarvi per la fiducia che d accordate facendovi accede-re a questo bene perche riteniamo di non essere meglio di voi o di altri per poter educare all'amore che ci permette di vivere nella pienezza di Dio. La famiglia e, per noi, la "scuola di umanita piu ricca" e di conseguenza l'anibiente migliore dove i ragazzi possano rag-giungere uno sviluppo armonico e la formazione di una personalità ricca ed equilibrata. Per questo motivo, sarebbe bello che si vivesse, accanto ai figli l'esperienza della fede cristiana mettendo da parte il "non ho tempo" e si divenisse piu aperti alla collaborazione con gli altri educatori, corresponsabili della formazione. Siamo sicure che l'esempio, la relazione di fiducia e di dia-logo rappresentino l'apporto piu valido all'educazione dei figli. I nostri ragazzi hanno bisogno di parla-re e di essere ascoltati, di fare propri quei valori morali che, se vissuti in famiglia, verranno trasmessi piu facilmente agli altri. Tra questi valori ha grande rilievo il rispetto della vita e della persona umana di ogni eta e di ogni condizione. Fra conoscere, apprezzare e rispettare tali valori e un compito molto difficile; a volte si e sfiduciati perche il conflitto generazionale crea dissidi, di-sagi psicologici ma non bisogna stancarsi mai di far capire ai ragaz­zi che gli vogliamo bene, che il nostro e un amore vero e responsabile come vuole la loro sensibilita e che siamo sempre con loro per guidarli verso la conoscenza e il bene. A questo proposito e stato di valido aiuto l'incontro con Giovanni Riga, psicologo, psicoterapeuta ed esper-to in comunicazione e gestione risorse umane. A questo incontro ne seguiranno altri rivolti al fine di gui-dare le nuove generazioni alia costruzione di una comunita che sia una "polis" d'amore. Ricordiamoci sempre le parole della scrittrice Susanna Tamaro: "II cuore e il nostro sole, il nostro piccolo sole personale. Grazie al cuo­re portiamo luce e calore a chi ci sta intorno. Grazie al cuore la no s tra vita e piena di gioia e di condivisione. L'apertura del cuore e l'unico reale antidoto all'imbarbarimento di quest'epoca. E questo il grande cammino da com-piere affinche il futuro non sia un tempo di desolazione, ma di costru-zione e di speranza".

BuonNatale Lecatechiste  


 

Comuni-Italiani.it: città, province, regioni

      Area Locale, notizie e curiosità dalla provincia di Crotone - Contiene una Guida ai siti web della Calabria