| Circa le origini
di Pallagorio sono state avanzate diverse
ipotesi.Alcuni studiosi ritengono che sia stato
fondato tra il 1416 - 1450 dalla prima ondata
migratorià, altri lo vogliono edificato verso
il principio del secolo XVII nel territori di
Umbriatico.A conferma di ciò esistono alcuni
documenti che menzionano Pallagorio solo a
partire dal 1618 e puntualizzano che: in
territorio di Umbriatico detto San Giovanni di
Paragolio si sono stanziati albanesi con le loro
famiglie.Gli
albanesi erano presenti comunque, a
Pallagorio da almeno 1/4 di secolo.
Dunque,
poiché dopo il 1534 fino al 1647 non vengono
registrate altre emigrazioni dall'Albania, si
potrebbe convenire con Anselmo Lorecchio,
studioso e scrittore della lingua albanese,
quando sostiene che: i comilitoni di Demetrio
Reres fondarono Pallagorio in prossimità della
citttà di Crotone in una località detta
Sant'Anna. Solo successivamente, forse per
sottrarsi alle continue incursioni Turche e alla
malaria, gli albanesi si trasferirono a
Pallagorio ribattezzandolo Puheriu. Come casale
di Umbriatico, Pallagorio fu sottoposto al dominio
degli Spinelli di Cariati. Nel 1682 Don Carlo
Antonio Spinelli vendeva il territorio di
Umbriatico con ma terra di Pallagorio,
staccandolo così dalla signoria di Cariati, a
Don Giovanni Giuseppe Rovegno per 65.000 ducati.
Nel 1799, Pallagorio, sotto il nome di San
Giovanni di pallagorio, veniva riconosciuto
autonomo e compreso nel cantone di Corigliano.
Nel 1807 i francesi lo assoggettavano al
cosiddetto governo di Ciro, a quel tempo in
provincia di Cosenza.
Nel 1816 i borboni, unitamente a
Umbriatico che veniva elevato a capoluogo di
circondario, lo trasferirono in provincia di
Catanzaro.Con decreto 7 ottobre 1834, Pallagorio
fu elevato a paese autonomo.
Gli
abitanti
si chiamano
Pallagoresi.
Kisha e Karminit

e parè ka prapa
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LA
CHIESA DEL CARMINE
| La Chiesa della Madonna del
Cannine sorge su una collìnetta e guarda verso
la Terra d'Albania dalla quale i prorughi
arrivarono. Si dice che la Madonna volle
fermarsi a Pallagorio mentre veniva trasportata
da un paese vicino: era la seconda domenica di
maggio! Per questo, ogni anno, nella stessa data
si svolge una grandissima festa in suo onore. La
festa si ripete, anche se in tono minore, il 16
di luglio. Per un lungo periodo è stata
organizzata per volere dei reduci della seconda
guerra mondiale, veniva, infatti ricordata come:
"Festa dei combattenti". Circa la
costruzione di questa chiesa non esiste un
riscontro storico preciso. Si dice che possa
essere stata edificata in epoche diverse:
all'inizio era una piccola cappella, poi la
struttura fu ampliata in più fasi successive. Classe
IV elementare
|
La
Chiesa è ad una navata. Un grande arco a sesto
acuto, retto da due colonne uguali a quelle
dell'altare, delimita la zona del presbiterio.
Sui
muri laterali si elevano: a destra l'altare
dedicato a Santa Rita e a sinistra quello
dedicato a S. Anna. |
|
ALTARE
CENTRALE
|
Sull'altare
centrale sta solenne la statua lignea,
settecentesca, della Madonna del Cannine. Esso
è sormontato da quattro colonne e da uno stucco
raffigurante il Padreterno che sorregge il
mondo, L'altrae fu edificato ad opera della
famiglia Lorecchio come ricordava fino a qualche
anno fa la scritta: «A devozione di Bemardo
Lorecchio 1858» incisa sullo stemma posto alla
base dell'altare. |
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LA
STATUA DELLA MADONNA: TRA STORIA E LEGENDA

La statua rappresenta la Madonna del
Monte Carmelo, comunemente detta del Carmine. La
devozione per lei è assai
sentita e
i Pallagoresi La pregano per ottenere grazie
particolari perché è la loro Regina. Un'antica
leggenda racconta come la statua sia arrivata fino a
noi. Gli abitanti di un paese vicino avevano ordinato
una statua della madonna del Carmine. Alcuni uomini La
trasportavano su un carro trainato da due buoi senza
giogo.Arrivati ad un certo punto, in un boschetto vicino
al nostro paese, il carro si fermò all'improvviso e i
buoi come se fossero stati inchiodati con gli zoccoli
nel terreno, s'impennarono e non si mossero. I custodi
della statua frustarono a lungo le bestie ma tutto fu
inutile; si pensa che la statua della Madonna del
Carmino fosse divenuta tanto pesante da non far
muovere le bestie. Allora, si avanzò l'ipotesi che,
forse, la Madonna del Carmino voleva restare proprio lì,
in quel posto dove si era fermata. La bellissima statua
fu, provvisoriamente, sistemata in una nicchia
costruita proprio per l'occasione. I Pallagoresi, da
allora, venerarono la Madonna del Carmine e a poco a
poco le innalzarono una Chiesa che prese il suo nome: «Chiesa
del Carmine». Per comprendere appieno il rapporto che i
Pallagoresi hanno con lei bisogna rifarsi a due
appellativi (albanesi) con cui essi chiamano la Vergine.
Ella è chiamata popolarmente «Ajò
me 'ccindat»
(«Quella con i nastri») e anche «Scarciunera»,
(«la vezzosa»). La Chiesa si trova in un posto «strategico»,
in direzione del mare, così la Madonna può proteggere
con gli occhi amorevoli di madre miracolosa i suoi figli
albanesi ovunque dispersi e la madre patria: «La cara
Albania».
Classe IV
elementare
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L'impalcato
e la balaustra della chiesa Madonna del Carmine
Gli
anziani del luogo raccontano che la balaustra, situata
all' interno della chiesa della Madonna del Carmine, non
fu edifica contemporaneamente alla costruzione di essa
ma in epoca successiva. Si presuppone, invece, che le
due colonne, tutt'oggi esistenti, siano state realizzate
quando fu costruita la chiesa. Dette colonne, a sezione
circolare, poggiano su un plinto a pianta quadrata e
sono state erette con mattoni di terracotta del luogo;
al loro interno è stato inserito qualche elemento in
ferro a mo' di cerchiaggio della struttura avente la
funzione di resistenza agli sforzi. Tale sig. Astorino
Tommaso, benestante in quanto massaro ("Canzunello",
nonno di Maria ved. Proto Vincenzo e Luigina ved.
Montuoro Giacinto) fece voto alla Madonna del Carmine
che qualora il figlio fosse tornato incolume dalla
guerra del 1914-18 avrebbe costruito a sue spese una
balaustra. Cosi accadde, il figlio tornò salvo dalla
guerra ed egli mi radunò il suo bestiame bovino davanti
all'ingresso della chiesa, la prima mucca che vi entrò
in essa fu venduta e con il ricavato si edificò un
impalcato e una balaustra in assito ligneo. Vi era una
orditura principale fatta di travi in quercia,
incastrate ai muri maestri della chiesa e riposanti
sulle due colonne tuttora esistenti. Su queste travi
poggiavano i travicelli che sostenevano il tavolato di
calpestio consistente in tavole rifinite ad ascia ed
inchiodate.
Il parapetto era realizzato con dei montanti ai quali
erano inchiodate delle tavole in legno. Per accedere su
tale balaustra fu costruita una scala, anch'essa in
legno, tutt'ora esistente e funzionanate. Chiaramente
col trascorrere degli anni, la suddetta struttura lignea
e in special modo il tavolato di calpestio andava man
mano a deteriorarsi con il rischio di probabili cadute.
Tale motivo ed un voto esaudito dalla Madonna del
Carmine indusse, nell'anno 1954, il sig. Scarfò
Francesco di Nicodemo, impresario edile e non più in
vita dal 1960, a porvi rimedio a proprie spese
ricostruendo l'intero impalcato e la relativa balaustra
e lasciando in opera la scala in legno posta dall'
Astorino. Ciò è testimoniato da una scritta ad
incisione posta sul fronte basso della balaustra che
recita "Balaustra a devozione di Francesco Scarfò".
L'impalcato è stato costruito come un normale solaio,
con putrelle di ferro, tavelle in laterizio e relativa
caldana in cemento senza piastrellatura, mentre al di
sotto è stata intonacata con malta bastarda (sabbia,
cemento e molta calce). La balaustra è stata concepita
come una sequenza di colonnine in cemento, poste ad
uguale distanza, dallo stile molto sobrio ed elegante.
Ricerca
condotta da Scarfò Francesco V^elementare
Coadiuvato dal padre Nicodemo.
Il
portone centrale è sormontato da una balaustra, opera dì
artigiani del luogo, abili nelle opere in muratura e
devoti alla Vergine del
Carmelo.
Porta
a vetri che separa l'ingresso esterno dalla navata della
chiesa; costruita per interessamento di
Don Pietro Paletta attuale parroco nel maggio
1998.
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Il
Campanile
Merita una menzione
particolare il campanile, che si innalza maestoso sul
lato nord della chiesa.
Esso
ricorda nella struttura la torre di Palazzo Vecchio a
Firenze.
Fu
costruito, in mattoni, intorno al 1900, per
interessamento dei Lorecchio con la collaborazione del
popolo Pallagorese.

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Poesie
incise sulle campane in lingua Albanese
Le campane sono due. sulla più grande
è scritta in lingua albanese, la loro storia.
Sulla più
piccola è incisa, sempre in albanese, una preghiera
alla Vergine del Carmelo.
Classe
III elementare
Il
suono di questa campana
quando
per monti e per piani si difonde
ricordi
che
i figli di Pallagorio ovunque vivano
giorno
e notte fervono d'amore per luogo
ove nacquero.
I
Pallagoresi che con le lacrime agli occhi
si partirono
dalle mogli e dai figli amati
per trovare
col
sudore della fronte, un pane onorato
dalle lontane Americhe
mandarono i denari
per
comprare questa campana e l'altra più piccola.
O signora e Vergine del Carmelo,
fiore dell'anima dei Pallagoresi
per l'onore che essi a te fecero
aiutali tu
custodiscili
con l'occhio tuo che non sa sonno
manda loro ogni bene
con giorni lunghi felici.
Nell'anno
1907 - Francesco Lorecchio Sindaco
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La
Festa
della
Madonna del Carmine
|
Pallagorio Ieri |
Pallagorio Oggi |
|
 |
 |
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La
Festa nel tempo
La
devozione verso la Madonna del Carmine, per noi "la
Madonna" per eccellenza ("Shumburia"), ha
avuto modo di manifestarsi con gesti liturgici e
comportamenti civili, che ormai sono diventati
tradizione (patrimonio culturale), che si trasmette da
generazioni, anche se con modificazioni intervenute col
passare degli anni. Gli anziani ci raccontano come,
nella società rurale del passato, la Festa della 2A
domenica di maggio assumesse il significato di un evento
eccezionale di grande rilievo morale e religioso, che
andava preparato sia negli aspetti religiosi che in
quelli civili: all'attesa della Festa, anno dopo anno,
veniva data una valenza di rinnovamento religioso e
materiale. L'avvicinarsi della festa portava a:
1.
Procurarsi vestito nuovo e scarpe nuove da parte
di tutti: anziani, giovani e bambini;
2.
Sistemazione della casa, che, il più. delle
volte, consisteva in una imbiancata di calce;
3.
Partecipare alla "novena" e contribuire
all'addobbo con paramenti della Chiesa del Carmine;
4.
Per le signorine la festa diventava l'occasione
per mettersi in evidenza e stabilire rapporti di
amicizia o affetivi (come il Leopardi: "la gioventù
del loco, tutta vestita a festa, lascia le case e per le
vie si spande, e mira ed è mirata; e in cor
s'allegra");
5.
Procurarsi "gli spiccioli" per passare
bene la festa: i giovanotti, spesso andavano a Casabona
a lavorare nelle coltivazioni di barbabietola da
zucchero nei giorni immediatamente precedenti;
6.
Procurare i generi alimentari per il pranzo
festivo, diverso e più lauto rispetto a quello solito.
7.
Prepararsi a ricevere parenti e amici, che
arrivavano dai paesi vicini.
Organizzazione
L'organizzazione
della Festa era sempre sostenuta dal Parroco (si
ricordano Don Pasquale, Padre Reginaldo, Padre Antonio,
Don Sergio e, ora. Don Pietro) coadiuvato da Comitati
cittadini, che si facevano carico della festa civile: la
raccolta del denaro e, quando non c'era, del grano che
poi veniva venduto e con i soldi si provvedeva al
pagamento degli zampognari, della banda musicale, del
palco, degli spari, della "parata", e, dopo il
1951, dell'illuminazione. La prima riunione del Comitato
si teneva sempre (il 19 marzo) a San Giuseppe.
Particolarmente attivo nell'organizzazione è stato
"Mastro Peppino Panzarella", coadiuvato dai
"mastri" Liberti e Amedeo Spina, da Toscano
Antonio, da Don Tommaso Felice e da tanti altri. C'è
stato un periodo in cui il Presidente del comitato è
stato il Sindaco di Pallagorio, Mario Tassone. Poi,
negli anni settanta e lungamente lo è stato Salvatore
Licciardi e da 2 anni Nicola Proto. Ogni anno si è
riusciti a far fronte alle spese grazie alle offerte
spontanee di tutta la popolazione di Pallagorio, a cui
si aggiungono le offerte di gente dei paesi vicini e le
offerte provenienti dai numerosi pallagoresi emigrati
sia in Italia che nei Paesi europei e nelle Americhe,
particolarmente devoti verso la Madonne del Carmine. Da
anni, da Firenze, arrivano in pullman, tantissimi
compaesani per rivivere i momenti magici della
"nostra" festa. La festa è stata pure
un evento culturale perché, in piazza, a sera, abbiamo
potuto conoscere le musiche classiche di Verdi, Puccini,
Donizzetti, Cilea e di tanti altri musicisti. A volte ci
sono state pure manifestaioni teatrali. Dal 1964,
(inizio Tullio Pane), abbiamo avuto numerosi cantanti di
musica leggera, anche di rilievo nazionale. Si
ricordano, tra gli altri: Mino Reitano, i Dik Dik,
l'Equipe 84, i Camaleonti, Little Tony, Bobby Solo, I
Ricchi e Poveri, Mia Martini, Peppino Gagliardi, Rosanna
Fratello, Dory Ghezzi, Pupo, ecc..
Alunni
della Scuola Media di Pallagorio
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Interviste
sulla festa della Madonna del Carmine
Intervista di
Panebianco Rosanna ai nonni Luigi e Rosina
La
festa della Madonna incominciava con la processione che
durava 2 giorni: il sabato pomeriggio e la domenica
mattina. Si girava per tutte le vie del paese insieme
alla banda musicale che proveniva dai paesi del
circondario ( Carfìzzi, Casabona, San Nicola
dell'Alto). Un pò di tempo prima si facevano le pulizie
di casa: si imbiancavano i muri con della calce che si
procurava a Pallagorio. La calce veniva spalmata con una
scopa e si metteva sui muri. Il piatto tipico della
festa era la pasta fatta in casa, la carne e i salumi
tipici della zona. I dolci tipici erano i taralli fatti
con semi d'anice (fishkottet). In piazza c'erano le
bancarelle che vendevano bambole di pezza, scarpe,
cinture, cestini, dolciumi e altre cianfrusaglie. Il
palco dove si esibiva la banda musicale si preparava con
dei fusti, sopra i quali venivano mese tavole di legno e
veniva abbellito con dei rami di oleandro e nei primi
tempi il teatro e, poi, i cantanti, solamente nel
dopoguerra. I fuochi pirotecnici venivano fatti di
fronte alla porta della Chiesa del.Carmine. Per le
persone povere, che non avevano i soldi da dare alla
Madonna, c'era un uomo che girava e raccoglieva una
quantità di grano che veniva vénduta e con il guadagno
si pagavano le spese. Il venerdì dela Madonna giravano
per il paese gli zampognari che in dialetto venivano
detti "ciaramellari", i quali suonavano.
Intervista di Parise
Antonio alla nonna Maria
La
Madonna viene festeggiata da sempre nella seconda
domenica del mese di maggio durava e dura due giorni: il
sabato e la domenica. Con l'approssimarsi della festa,
la gente provvedeva a fare pulizie e ad imbiancare le
case e questo veniva fatto con l'uso di calce spenta.
Quando passava la processione, in corrispondenza di
alcune case, si metteva innanzi alla porta una tavola
sulla quale veniva posata la statua della Madonna e,
mentre le donne anziane cantavano le litanie, i padroni
di casa approfittavano per offrire da bere qualcosa di
fresco a coloro che portavano la Madonna. La banda
solitamente veniva da fuori, (Gioia del Colle o Borgia)
in quanto non ve ne era una del luogo e non essendoci
alberghi e ristoranti, ogni famiglia doveva ospitare un
musicante. Il pranzo della domenica era composto dalla
pasta fatta in casa condita con polpettine e carne di
agnello. Il palco si faceva con tavole e nel pomeriggio
si esibiva la banda eseguendo i famosi "pezzi"
musicali. I fuochi artificiali venivano eseguiti il
sabato sera. I cantanti sono arrivati del dopoguerra. La
chiesa veniva addobbata con la cosiddetta
"parata" formata da drappi di stoffa di vario
colore e raffiguranti immagini di Santi. Essendo
all'epoca la maggior parte della popolazione molto
povera, le offerte si facevano" con oggetti in oro
e grano. Gli zampognari, che provenivano generalmente da
Serra San Bruno, il sabato mattina giravano per le vie
del paese aprendo la festa.
Intervista di Clausi
Arturo al nonno Arturo
Nel
1935 si ricorda la sua prima festa della Madonna. Come
vesti si usava un pantalone e una camicia per gli
uomini, e per le donne una gonna ricciata e una
camicetta. La processione c'era e durava 1 giorno. La
banda veniva da Casabona. Per pranzare si andava a
raccogliere piselli, fave, lattuga oppure si andava a
comprare un'pò di carne. Si mangiava ognuno per conto
suo. Il pranzo particolare era la pasta con il sugo
contenente le polpettine. In quei tempi in piazza non si
faceva niente. I fuochi si facevano al Carmine. Il Primo
gruppo furono le pacchiane negli anni '50 . In chiesa si
faceva la "parata" cioè piccoli archi che
partivano dall'altare dove c'era la Madonna fino alla
porta. Chi non aveva soldi offriva il grano, quando la
Madonna arrivava al "Rajo del Cannine" 4
persone prendevano la Madonna sulle spalle e poi, che
offriva più grano sostituiva un uomo che portava la
Madonna. Il grano si vendeva e i soldi andavano alla
madonna. Gli zampognari provenivano da: Bocchigliero,
Campana, Pagliarelle e poi Serra San Bruno. Alla
processione mio nonno portava lo stendardo: era un
bastone di circa 6 metri con sopraLa Madonna
fotografata. Mentre si camminava questo affare veniva
tenuto in equilibrio sui denti, sul naso... Facevano
questo per attirare la gente e per farla divertire.
Gli
alunni della scuola Elementare di Pallagorio

ANNO
SCOLASTICO 2000/2001
Tempo
di realizzazione Aprile/Maggio
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