ALBANESI :.............
DA MINORANZA A SOTTOCULTURA
di
EDUARDO ROMERO
Una
volta ad una lezione di antropologia culturale uno studente chiese al
professore se gli albanesi in Italia si potessero considerare una
sottocultura, spiegando poi che intendeva con quel termine non un
giudizio di valore ma un giudizio di fatto. Giustamente il professore
rispose che non di sottocultura si poteva parlare ma semmai di minoranza
linguistica, cosa del tutto diversa. C’è infatti una grossa
differenza fra il termine sottocultura ed il termine minoranza. La
sottocultura implica una mancata integrazione, che però non ha nulla di
autonomo, mentre per minoranza si intende un gruppo di persone, che, per
quanto sparuto, tuttavia è apportatrice di valori diversi da quelli
della maggioranza, ma pur sempre valori degni di rispetto. Il problema
della minoranza albanese nell’alto crotonese è proprio questo :
essere considerati sottocultura e non minoranza ! Questo porta ad
alcune conseguenze che pensiamo gravi dal punto di vista culturale :
la perdita della nostra autonomia e dei valori culturali di cui siamo
portatori. Certo l’incontro di culture diverse non è la cosa più
facile di questo mondo, si rischia sempre che una cultura prevalga
sull’altra e tenda ad annientarla, ma crediamo che la diversità
stessa debba essere assunta a valore. Anzi, in un mondo che tende sempre
di più all’omologazione culturale la diversità diventa una
provocazione a crescere dal punto di vista culturale. Noi albanesi non
abbiamo mai avuto una vera e propria autonomia, e questo sta portando a
perdere persino la lingua che parliamo. Già fra la mia generazione
(quella dei trentenni) e quella dei quindicenni di oggi si fa fatica a
capirsi su termini che per noi erano quotidiani. Figuriamoci quando poi
parliamo con gli anziani. Un lessico distante dai giovani, che rischia
di perdersi con tutto il suo patrimonio di valori e di cultura. Penso
sia inutile cercare colpe : forse sarebbe meglio ricercare
responsabilità. In questo senso bisogna far appello a tutte le
istituzioni culturali (a cominciare dalla scuola) perché questo
patrimonio sia valorizzato. Invero alcuni goffi tentativi finora sono
stati fatti, ma avevano generalmente due difetti : il primo era
quello di voler imporre l’albanese letterario che gli studenti
sentivano, giustamente, come una lingua straniera. L’altro difetto era
quello di far sentire gli albanesi come una cultura chiusa, da difendere
solo e non da arricchire, e così le iniziative culturali erano sempre
le stesse : o traduzione in albanese di commedie italiane (
Pirandello, De Filippo...) oppure gruppi folcloristici, quasi come se
essere albanesi e parlare un’altra lingua fosse qualcosa di strano.
Noi stessi non siamo stati del tutto scevri da questi errori, ma
comprendiamo ora che la presa di coscienza di essere una minoranza sia
la strada maestra non per conservare una cultura come quella albanese ma
per darle nuovo vigore. In questo però abbiamo bisogno di essere
aiutati, dalle istituzioni innanzitutto. Perdere un valore così
importante come quello di una minoranza linguistica può risultare
deleterio anche per la maggioranza stessa. Dobbiamo smettere di
considerarci e di essere considerati una cultura di derivazione, una
sottocultura. L’istituzione di corsi di lingua albanese nelle scuole
può certo aiutare, ma ancor più aiuta la promozione della cultura
arbreshe in genere. In questo senso facciamo appello a tutti gli
intellettuali di origine arbreshe a svegliarsi dal sonno e a promuovere
iniziative che possano valorizzare questa cultura. A cominciare dalla
stesura di un vocabolario arbreshe con termini tipici della nostra zona,
ma non solo. Queste iniziative devono tendere non a fissare una lingua
letteraria ma a tastare il polso del lessico quotidiano per dargli una
dignità letteraria. In un mondo che fagocita culture dobbiamo affermare
la diversità come un valore. Dobbiamo cioè passare da sottocultura a
minoranza, con maggiore autonomia, anche istituzionale. Se ne
avvantaggerà la cultura in genere e la cultura albanese in particolare.
Essere diversi, lo ripetiamo è sempre un valore.
EDUARDO
ROMERO
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