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PESCA A STRISCIO CAVE E LAGHETTI
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COME PESCARE LA TROTA IRIDEA
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PARTE I - LA TROTA IRIDEA |
PARTE II – L’ATTREZZATURA
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PARTE III – LE ESCHE
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PARTE IV – LE TECNICHE
PARTE V – COSA NON FARE
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Pesca della trota a striscio - cave o laghetti |
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I.1 – DESCRIZIONE (Oncorhinchus mykiss)
Nome: la Trota Iridea ha sempre rappresentato un problema di classificazione per gli ittiologi a causa delle sue innumerevoli forme e varianti. Infatti inizialmente venne classificata come Salmo Gairdneri per quelle distribuite sul versante Pacifico Nord-America, e come Salmo Mykiss sul versante Pacifico Nord-Asia. Successivamente studi più approfonditi hanno evidenziato che appartenevano più precisamente al genere Oncorhinchus e non al genere Salmo.
In Italia uno dei nomi più diffusi è "trota americana" (appunto per le sue origini derivanti dal continente Americano), "trota arcobaleno" o "trota Iridea" (per la sua caratteristica livrea ad arcobaleno/iride).
Origini: originaria del Nord America, la Trota Iridea è stata introdotta nelle nostre acque e quelle europee verso la fine del secolo scorso, presentando subito innumerevoli problemi di acclimatamento a causa delle diverse condizioni dell'ambiente e per questo raramente è in grado di riprodursi autonomamente.
Sul principio l’immissione in acque libere dette ovunque risultati deludenti, per l’incapacità dell’iridea di riprodursi nelle nostre acque, ma, a differenza della fario, la più facile possibilità di allevarla artificialmente dette poi il via ad una vera e propria industria di troticoltura, sia per ripopolare i corsi d’acqua, sia per incrementare un mercato ittico in continua espansione.

PESCE SPORTIVO
La Trota Iridea è in assoluto
il pesce più insidiato nei
laghetti di pesca sportiva,
dove viene seminata giornalmente, grazie
alla facilità di adattamento,
tolleranza
ad acque "meno pure" e in
particolare per il suo carattere aggressivo.
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Riproduzione: nonostante la sua capacità di adattarsi all'ambiente, allo stato libero, la Trota Iridea raramente si riproduce nelle nostre acque. Questo perchè la femmina, raggiunge la maturità sessuale intorno ai due o tre anni, si trasferisce a valle in acque ricche di cibo, mentre il maschio sessualmente maturo a 2 anni, resta nei luoghi abituali. Inoltre la deposizione delle uova avviene tra novembre e marzo quando le acque più tiepide non sono indicate per una normale fecondazione, che a differenza della fario richiede acque a temperatura maggiore.
L'Inseminazione delle uova partecipano normalmente due maschi, uno più grande e l'altro più piccolo della femmina. Vengono deposte sul fondale (meglio se ghiaioso) da mille a cinquemila uova di colore rosa-arancione, del diametro di circa cinque millimetri, le quali si schiuderanno nel giro di un mese. La crescita può variare notevolmente a seconda dell'ambiente in cui vive e come si adatta, generalmente comunque si sviluppa: |
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1° anno |
10/15 cm |
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2° anno |
20/25 cm |
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3° anno |
30/40 cm |
Risultati positivi potrebbero aversi in bacini chiusi in cui siano assenti le fario, ma si tratta per lo più di casi sporadici e non sempre accertati.
Per questo l'Iridea viene fatta riprodurre artificialmente in stabilimenti ittiogenici consentendo così il costante ripopolamento di corsi d'acqua e laghi, dai quali sarebbe altrimenti scomparsa.
Caratteristiche Fisiche: simile nell’aspetto alla Trota Fario, presenta alcune caratteristiche marcate e sufficienti a consentire la distinzione fra le due specie. Infatti, l'Iridea ha l'apertura boccale meno ampia, il corpo più slanciato, il muso più tozzo e la testa più piccola. La coda è più incisiva, in contro ha tutte le altre pinne meno sviluppate.
La femmina ha il muso più arrotondato e corto rispetto a quello del maschio. La mascella inferiore non presenta la tipica forma a "becco" che distingue il maschio dalla femmina. La livrea tende ad essere più chiara nei periodi di riproduzione sempre rispetto al sesso opposto che si colora di un rosso-verdone vivo. Presenta all'interno della pancia, soprattutto in autunno, la presenza di due cordoni di uova rosa-arancioni.
Il maschio presenta una mascella inferiore del muso, stretta ed allungata. Questa forma caratteristica della mascella viene chiamata in gergo "becco". Nel periodo che procede la riproduzione non è difficile notare, all'interno dei pesci, dei cordoni biancastri che costituiscono il seme per fecondare le uova.

NON SOLO LAGHETTO
La Trota Iridea non viene seminata solo
in laghetto ma anche in torrente dove ha
dimostrato di adattarsi molto bene ed
essere efficace durante le gare di pesca sportiva.
Da noi non riesce a riprodursi
spontaneamente e per questo viene fatta oggetto di allevamento intensivo.
Livrea: la livrea costituisce l'elemento più inequivocabile di distinzione tra la Fario e l'Iridea; sovente caratterizzata da una colorazione roso-purpurea (da qui l'appellativo di "trota arcobaleno") lungo tutta la linea laterale con sfumature verde bruno sul dorso, i fianchi sono leggermente più chiari con il ventre biancastro. Il mantello dell'Iridea ha una tipica punteggiatura fatta di tante piccole macchioline nere cha vanno dalla testa alla coda.
Mancano le macchioline rosse della fario.
Adattamento: seppur con tutti i problemi che ha avuto, e che tuttora ha, soprattutto nella riproduzione, la Trota Iridea si è adattata bene alle nostre acque. Questo è dovuto in particolare alla sua tolleranza in fatto di temperature, caratteristiche bio-chimiche, ossigenazione dell'acqua e popolazione, sopportando acque meno pulite. Per questo motivo, e anche perché cresce molto più rapidamente rispetto alla Trota Fario, viene fatta oggetto di attività intensiva di pescicoltura in Italia.
Dove trovarla: la Trota Iridea non ha un vero e proprio habitat particolare, infatti è dimostrato dalla possibilità di pescarla quasi ovunque. Le zone in cui le iridee sono più frequenti in torrente sono le acque schiumose, ai margini delle correnti più forti, dietro i sassi; rispetto alla fario, si dimostra più mobile e predilige le correnti piuttosto uniformi e non troppo violente dove può anche condurre vita di gruppo. Tenendo presente appunto non ama le forti correnti, la si può trovare pertanto nei punti in cui queste rallentano e il fondo sprofonda in buche e avvallamenti, oltre che all'ombra di alberi frondosi e sotto radici sommerse, arcate di pontili. La si insidia negli spazi liberi e nei corridoi fra folta vegetazione acquatica, meglio se l'acqua è poco veloce.
Alimentazione: più vorace della Trota Fario, l'Iridea ha le stesse abitudini alimentari: larve e insetti (specie nel primo stadio giovanile), vermi, crostacei, avannotti e pesciolini (anche della stessa specie); uova d'altri pesci.
Rispetto alla Trota Fario, è d'indole meno pigra e diffidente, infatti lascia più volentieri la tana per andare a caccia di cibo, attaccando branchi di pesciolini. Spesso si avvicina anche agli stivali dei pescatori, attratta dalla semplice curiosità.
Può raggiungere gli otto chilogrammi di peso e la sua alimentazione può dirsi onnivora.
Comportamento: nella pesca alla Trota Iridea in laghetto a differenza che nei torrenti, è fondamentale pescare sempre sopra i grandi branchi che si formano in determinate posizioni a seconda della stagione. In torrente l'acqua del corso è più o meno della stessa temperatura quindi, se insidiamo l'Iridea sappiamo anticipatamente che si troverà in quella particolare posizione, che varierà a seconda dei mesi e cambiamenti climatici. In laghetto, il problema più grosso è quello di capire quali sono le posizioni in cui le trote andranno a mettersi, in funzione delle stagioni, delle condizioni del tempo e del laghetto, avendo a che fare con masse di acqua estese in cui la temperatura dell'acqua può variare notevolmente. Il problema si aggrava ancor di più se il laghetto in questione è di origine artificiale, derivanti da escavazioni di ghiaia e sabbia, in cui non si hanno punti di riferimento con rive e fondali uniformi.
Quindi, per trovare all'interno del laghetto i branchi di trote, dovremo far leva sul motivo che stimola il pesce a spostarsi da una posizione rispetto ad un'altra. I motivi dei spostamenti attribuibili alla Trota Iridea sono principalmente cinque:
Questi fattori sono complementari tra di loro e varieranno tutti in rapporto alla variazione di uno solo di essi, quindi è bene prenderli tutti in considerazione allo stesso modo sapendo ad esempio che quando la temperatura dell'acqua si abbassa vuol dire che si entra nella stagione riproduttiva dove l'alimentazione della trota cambia, il livello di ossigenazione aumenta e a causa del freddo il vento reciterà una parte differente che in estate; il relativo posizionamento delle trote sarà infatti diverso.
Entrando in un laghetto la prima volta, invece, capita spesso di rimanere disorientati ed è necessario un minimo di frequentazione per capire innanzitutto com'è fatto, quali sono i punti più profondi e come scendono le rive, e quindi imparare a prevedere il comportamento e gli spostamenti dei pesci nelle diverse stagioni.
Le Bollate: la situazione sicuramente più facile e che salta all'occhio maggiormente, per individuare i grossi branchi di trote, è quando sostando in superficie (o a pochi metri più sotto) immancabilmente qualcuna di queste salta fuori dall'acqua o "bolla" gli insetti sulla superficie. Quindi osservando fin da subito il laghetto potremo capire molte cose, da come mangiano, come si muovono e soprattutto dove si trovano.
Verremo facilitati, se sappiamo già precedentemente che la situazione si verifica maggiormente in primavera e autunno, quando le trote trovano a galla le condizioni ottimali. Nel primo caso perché i raggi del sole incominciano a scaldare i primi strati superficiali, così da rendere l'acqua del lago leggermente più calda che non in profondità; nel secondo caso, al contrario, perché gli strati più alti sono i primi a raffreddarsi dopo le torride temperature estive .
Il tutto, comunque varia molto, anche in relazione al tipo di lago, infatti un lago grande e profondo impiega molto più tempo a modificare la propria temperatura, risentendo meno degli sbalzi, quindi le trote tardano a modificare le loro abitudini. A risentire maggiormente della temperatura esterna saranno quindi i laghi più piccoli e i punti meno profondi, che sono i primi a scaldarsi e a raffreddarsi in seguito al mutare del clima.
Il Vento: il vento è un'altro fattore importante per prevedere gli spostamenti delle trote. Infatti, il vento produce tre importantissimi effetti: il primo è che increspando la superficie dell'acqua, la riossigena, aspetto fondamentale per le trote dato che spesso i laghetti hanno un livello di ossigeno appena sufficiente per la loro sopravvivenza; secondo, è il relativo movimento di masse d'acqua, così da rimescolare il lago nei vari strati, portando l'acqua calda o fredda (a seconda delle stagioni) in profondità e in superficie; terzo fattore è che il vento porta sempre con se varie quantità di fogliame, insetti, polveri, ecc.. richiamando in superficie i pesci attratti dal rumore, sia per fame che per semplice curiosità, che provocano cadendo in acqua. Oltretutto c'è da sottolineare che le trote di allevamento sono abituate fin da piccole ad associare il rumore provocato dal vento, al mangime che veniva loro somministrato nelle vasche di allevamento, così accorreranno per verificare la presenza o non del cibo.
Quindi, una regola fondamentale in laghetto, sarà quella di capire subito in che direzione tira il vento (parliamo sempre di vento costante, non a raffiche), e successivamente pescare lanciando in direzione contro vento (dove il moto delle onde batte contro la riva) nelle zone in cui l'aria increspa l'acqua.
La regola del Vento
La regola del vento, fa parte di quelle regole fondamentali che tutti i pescatori dovrebbero conoscere quando per la prima volta si accingono a pescare in un laghetto a loro sconosciuto. Viene considerata come regola dato che in generale è considerato come aspetto fondamentale per fare una buona pescata e quindi riempire il cestino di pesci. Infatti, un particolare che a molti sfugge all'entrata in un laghetto sportivo è la direzione del vento, che con un po' di accortezza ci può mostrare fin da subito dove si trovano i pesci.
Spesso, soprattutto in primavera ed estate, il vento fornisce una validissima indicazione sulla posizione delle trote.
Premettiamo subito, che però questa regola è efficace se non si sono verificati bruschi cambiamenti di tempo nelle ultime ore, e la direzione del vento si mantenga costante da qualche giorno.Infatti, il vento produce tre importantissimi effetti:
Quindi conviene sempre provare dove il vento increspa la superficie aumentando il tenore d'ossigeno disciolto nell'acqua. In più, il continuo moto ondoso verso una determinata sponda crea un movimento naturale di cibo che richiama le trote da quella parte, oltre al fatto (come detto sopra) che l'aria stessa trasporta sulla superficie del lago insetti e altri generi commestibili.
Il vento però, non ha la stessa influenza su tutti i laghetti e molto dipende dalla loro conformazione. Se il lago è molto esteso le trote si troveranno quasi certamente verso la riva posta contro vento. Se invece, è più piccolo e il vento spira da qualche giorno nella medesima direzione è facile trovarle anche lungo la riva opposta, che resta riparata, ma più in profondità.
Questo perchè il movimento dell'acqua sospinta dal vento in superficie batte contro la riva e ricade sul fondo dando origine ad una corrente subacquea di senso contrario. Si tratta, però, di una situazione difficile da valutare poichè dipende in gran parte dalla temperatura del lago nei vari strati di profondità e quindi dal clima e dalla stagione (l'acqua più calda sale, mentre quella più fredda scende).
In definitiva, la regola del vento consiste nel pescare sempre contro vento!

Le ore di sole si riducono progressivamente, i raggi sono sempre meno intensi e caldi. Il freddo si fa veramente pungente. La temperatura dell'acqua ha perso il calore che aveva accumulato durante l'estate, e all'esterno resta più giorni sotto lo zero. Cala la nebbia fitta soprattutto sui laghetti in pianura, con i pochi raggi che non riuscendo più ad attraversarla rendendo le giornate ancora più cupe di quanto siano. Le piccole insenature si coprono di uno strato di ghiaccio. La natura si addormenta.
Con l'arrivo dell'Inverno per le trote si prospetta il periodo peggiore che metterà a dura prova le loro doti di sopravvivenza. Il periodo peggiore perché contemporaneamente avvengono due fattori che da soli sarebbero più che sufficienti per stressare i pesci. Infatti troviamo il problema della riproduzione, con tutti i sui rituali e risvolti che sfruttano molto la trota fisicamente e, il periodo invernale, dove la mancanza di cibo si aggiunge al radicale abbassamento delle temperature rendendo il metabolismo assai lento, di un animale che è a sangue freddo.
A questo punto ai pesci, per sopravvivere in condizioni accettabili, non resta altro che comportarsi ed adattarsi nel meglio che si può, portandosi in varie posizioni a seconda della conformazione del lago e a quanto siano rigide le temperature (Fig 1).
Con temperature invernali dolci, cioè non troppo rigide e con giornate soleggiate che riscaldano lievemente l'acqua, le trote continuano i rituali della riproduzione portandosi a contatto della superficie e delle rive. Questo comportamento, viene spiegato dal fatto che la trota, almeno di giorno, posizionandosi in superficie anticipa ciò che succede in primavera, cioè si riscalda ai raggi del flaccido sole. Sempre con queste condizioni i pesci si radunano in grossi branchi, che vedrete "passeggiare" su e giù per la riva, rincorrendosi lentamente l'una con l'altra per cercare il partner che sia disposto e pronto alla riproduzione. Inoltre, il periodo della frega può continuare in maniera irregolare per tutto l'inverno a seconda delle trote che vengono immesse, per cui nei bassi fondali di ghiaia che costituiscono l'ambiente adatto per la deposizione i pesci trovano facilmente la ghiotta pastura naturale costituita dalle loro stesse uova.
Con temperature invernali basse e pungenti, con nebbia bassa e ghiaccio sulla riva, le trote si portano a stretto contatto con il fondo, nei pressi delle rive più basse e riparate dall'azione del vento gelido, che corrisponde di solito alle anse e agli angoli più stretti del lago dove il fondale digrada dolcemente. C'è un motivo ben preciso alla base di questo comportamento: l'acqua a quattro gradi raggiunge la massima densità e precipita sul fondo essendo più pesante. Dato che, in questa stagione la temperatura media del lago alle altre profondità difficilmente supera i quattro gradi, le trote non possono far altro che accontentarsi di questa situazione.
Azione di pesca: in inverno, qualsiasi condizione che si trovi, generalmente l'azione di pesca deve essere molto lenta sul fondo, spesso nell'immediato sottoriva o, più frequentemente, lungo il gradino che precede il salto di profondità a una decina di metri dalla sponda.
La tecnica migliore, quindi, è quella del saltarello con canne molto leggere e striscini in grado di lavorare sul fondo a picco, lentissimi scatti che mantengono l'esca il più vicino alle trote per convincerle ad abboccare.
Un particolare importante, in questo periodo, è l'uso della pallina di polistirolo per tenere l'esca sollevata di qualche centimetro e renderla ben visibile alle trote. L'azione di pesca deve essere molto lenta anche perchè la bassa temperatura dell'acqua rallenta le funzioni vitali della trota, soprattutto il processo digestivo e, di conseguenza, la sua predisposizione nei confronti dell'esca.

Fig.1 Come vediamo, la posizione del
pesce varia a seconda delle temperature. Con condizioni mediofredde le trote si
avvicinano molto alle rive , invece con freddo pungente si portano sempre più a
contatto del fondo.
I.4 - COMPORTAMENTO PRIMAVERILE
Le giornate si allungano progressivamente, i raggi del sole sono sempre più intensi e caldi, non arrivano più bassi come d'inverno e l'acqua incomincia a riscaldarsi proprio a partire dalla superficie. Inoltre, una leggera brezza increspa quasi sempre il pelo dell'acqua assicurando valori ottimali di ossigenazione. La natura si risveglia, con schiuse di insetti sia acquatici che terrestri.
La primavera è la stagione in cui, più di tutte, è facile fare buone e abbondanti catture, infatti, terminata la fase della riproduzione, la trota sfiancata ed affamata, ricomincia a cercare freneticamente il cibo, portandosi più in superficie, facilitata anche dalla temperatura ottimale dell'acqua.
Occorre però, prestare grande attenzione a tutti i possibili segnali di attività delle trote sul pelo dell'acqua. Infatti non è facile come in autunno, quando le trote si trovano in superficie e il vento è per lo più assente, la superficie è increspata rendendo meno visibile la presenza dei pesci.
I branchi possono trovarsi ovunque, non solo a centro lago Fig.2 (posizione tipica della trota in primavera), ma anche a poche decine di metri dalla riva o addirittura ancora in profondità. Dipende sempre dalla temperatura dell'acqua e dalle condizioni atmosferiche primaverili, cioè con una stagione che si mantiene fredda, troveremo i pesci in posizioni tipicamente invernali, con temperature invece calde da molte settimane il comportamento delle trote tenderà a diventare estivo, (cioè le troveremo al centro del lago con la tendenza a scendere sul fondo).
Molto è legato anche all'azione del vento "Vedi La Regola del Vento" e, in genere, vale la regola che le trote si trovano più facilmente davanti alla riva situata contro vento, a una distanza dalla sponda minore quanto maggiore è la forza dell'aria.
Se la giornata è tranquilla e soleggiata, con temperature medioalte, sarà bene cercare la trota nei punti in cui la superficie dell'acqua appare leggermente increspata. Poiché l'azione di pesca avviene principalmente a galla, infatti, la leggera brezza riesce a confondere il tonfo e la vistosa presenza del galleggiante piombato che spesso non fanno altro che far spaventare le trote, rendendo i pesci meno guardinghi e più disponibili ad abboccare.
Con l'arrivo dei primi caldi, di solito verso il mese di maggio, le trote incominciano a spostarsi verso il fondo, pronte però a risalire se intervengono condizioni particolari come brezze rinfrescanti e temporali, che raffreddando la superficie del lago, riportano alti i livelli di ossigenazione e trasportano con se molti insetti.

Fig.2 Il pesce si dispone in superficie
riscaldandosi al sole dopo le fredde giornate invernali. Oltretutto potranno
confidare negli insetti portati dal vento e nel livello di ossigenazione al
massimo.
Azione di pesca: l'azione di pesca, dato che deve seguire il comportamento del pesce, varierà a seconda del variare della stagione, della posizione delle trote e dalla conformazione del laghetto. Quindi è buona cosa munirsi sempre, ed uscire da casa, con tutta l'attrezzatura (soprattutto se non si conosce il laghetto) così da trovarsi pronti a tutte le evenienze. Canne da saltarello, bombarde affondanti, bombarde galleggianti, ecc..
Per chi non volesse, o non potrebbe, o semplicemente non ha voglia di "correre dietro agli screzi" delle trote, consigliamo la classica tecnica a striscio con lo sbirulino da 10/20 gr che è la più adatta a sondare gli strati intermedi e non impedisce di pescare anche in superficie con un recupero piuttosto veloce a canna alta, confidando nel fatto che in questo periodo le trote si dimostrano particolarmente aggressive e disposte a inseguire anche un boccone che procede a discrete veloci.
Quando si comincia ad alzare la temperatura, le trote tendono a sostare in prossimità del fondo, ed in mezzo al laghetto sportivo.
Azione di Pesca
Consigliamo una pesca lenta, con la bombarda, calcolate che dovete arrivare il più in fretta possibile in mezzo al lago ed a una certa profondità. Come innesco, una doppia camola di miele è ottima.

In Autunno, forse uno dei mesi migliori per la pesca di questo tipo, avremo le trote a pelo d'acqua.
Azione di Pesca
Adesso ci si può sbizzarrire con tutte quelle tecniche dette "veloci"; tremarella che possiamo fare con i piombi, con gli slim, con i vetrini; come innesco, una sola camola innescata per intero, meglio ancora sarebbe il verme di terra tagliato; per la pesca lunga consigliamo tutte le bombarde gallegianti.

PARTE II – L’ATTREZZATURA
La prima caratteristica che salta all'occhio, impugnando una canna da striscio per trote in laghetto, è la flessibilità. Basta un piccolissimo movimento, appena un accenno, perché il cimino cominci a ballare. Trovandosene una in mano per la prima volta viene da chiedersi se non si romperà nella lotta col pesce. Ebbene no, state tranquilli. Queste canne sono fatte apposta per resistere a grandi sforzi pur mantenendo notevole flessibilità. I materiali impiegati per la costruzione sono tutti di prima qualità. Si tratta di fibre in carbonio ad alto modulo, chiamato anche "alta resistenza". Altrimenti, non si spiegherebbe come possano, in alcuni casi, lanciare piombi anche di cinquanta grammi senza rompersi al volo. Non solo non si rompono, ma riescono anche a scagliare simili pesi a un centinaio di metri dalla riva. Se ne trovano in commercio di già montate ma molte ditte preferiscono fornire i modelli nudi perché ciascuno possa personalizzarle secondo i propri gusti e quanto vuole spendere.
Canne da Laghetto
La caratteristica fondamentale di una canna da striscio è la sensibilità che in pesca vuol dire sentire bene le tocche e le mangiate dei pesci. Se così non fosse, quando si recupera a settanta, ottanta metri da riva non si capisce se il pesce c'è e bisogna ferrare. I cimini ultrasensibili, invece, riescono a fare anche questo. Non tutte le canne da striscio, però, vengono costruite nella stessa maniera.
Infatti, come i garisti ci insegnano, ogni canna che sporge dalla rastrelliera di un buon pescatore in laghetto ha una sua azione e caratteristiche molto specifiche. Dallo striscio ultraleggero con le tecniche del saltarello e della tremarella, che richiedono attrezzi molto sottili e flessibili, allo striscio pesante per il lancio a grande distanza di galleggianti piombati oltre i quaranta grammi di peso. Alcune, però, sono semplicemente dei doppioni, soprattutto se la rastrelliera appartiene a un campione delle gare in laghetto. Per evitare perdite di tempo nei brevi turni di pesca delle manifestazioni agonistiche, infatti, alcuni hanno più canne di riserva montate con la medesima lenza. In caso di rottura basta cambiare canna. Per un pescatore normale, con comunque, tre canne diverse sono sufficienti a coprire quasi tutte le esigenze dello striscio.
Le rastrelliere da laghetto consentono di tenere montate numerose canne, ognuna coi suo mulinello, e si dimostrano motto pratiche negli spostamenti a piedi lungo il perimetro della cava.
Canna da pesca leggera
Le canne da pesca per praticare lo striscio leggero hanno lunghezze comprese tra i 3,50 e i 4 m, anche se la misura ideale, quella che consente una buona manovrabilità, si è ormai standardizzata sui 3,80 m. Devono avere azioni e dimensioni diverse dalle canne per bombarde (canne medie/pesanti) e quindi essere molto morbide dato che la loro potenza di lancio va da zero a cinque grammi. I piombi da lanciare, in effetti, non sono grossi e non serve nemmeno raggiungere grandi distanze; nella maggior parte dei casi si pesca sotto riva.
Poiché nello striscio si pesca al tocco, cioè la mangiata della trota è resa visibile dai fremiti del cimino che, a loro volta, giungono alla sensibilità della mano che impugna la canna, se ne deduce che la trota sentirà ancor prima del pescatore la resistenza opposta dalla durezza dell'attrezzo. Ecco quindi che la principale prerogativa di una canna da striscio, o almeno del suo cimino, deve essere la massima sensibilità.
E' bene che il cimino sia in fibra di carbonio piena oppure tubolare con inserito un riporto, questo per garantire maggiore resistenza e flessibilità. L'azione deve essere completamente parabolica per due motivi: consentire di muovere l'esca nel modo più adescante e recuperare il pesce senza rompersi. E' vero che i materiali impiegati sono ultraresistenti ma queste canne sono dei veri fuscelli: piccole e sottili.
L'azione
parabolica e il montaggio degli anelli consente di far flettere l'attrezzo e
scaricare lo sforzo nel punto più resistente che è la base. In pratica la punta
si piega subito e l'unico pezzo rigido ed elastico che stanca il pesce è quello
costituito dall'ultimo segmento prima dell'impugnatura. Una buona canna da
saltarello e tremarella non si rompe nemmeno se si sollevano dall'acqua pesci di tre etti, per questa sua
caratteristica costruttiva. Con prede più grosse è meglio avere a portata di
mano un guadino o far scivolare il pesce sulla riva, a patto che non sia troppo
scoscesa.
Gli anelli migliori in questo caso, sono a ponte alto perché facilitano la fuoriuscita del nylon. Lo tengono lontano dal fusto dell'attrezzo che, quando è bagnato, frena moltissimo i lanci perché il filo vi striscia sopra. Anche se gli anelli a ponte alto sono i più delicati in assoluto, su questo tipo di canne possono essere montati tranquillamente perché non devono sopportare grandi sforzi nel lancio. E' importante che almeno l'apicale (quello di punta) sia in silicio per non rovinarsi durante il recupero compromettendo la durata del nylon sottile. Se volete anelli scorrevoli prestate attenzione particolarmente a come sono montati, i più recenti sono su tubetti conici che assicurano una maggiore superficie di contatto. Ma non sempre sono consigliabili perché possono rovinare l'azione dell'attrezzo.
Il portamulinello deve avere dimensioni appropriate alla canna.Per attrezzi così sottili esistono portamulinelli specifici molto stretti. I più adatti sono quelli a cremagliera che, oltre alla legatura, vengono fissati alla canna con un adesivo. Offrono il vantaggio di non muoversi nemmeno al centro, come accade invece con gli altri, anche se ben legati. Prima del montaggio è bene tener conto di un particolare, la levetta di chiusura: montando il portamulinello come indicato dalle case costruttrici, cioè con questa levetta in alto, prima o poi si avranno dei problemi in pesca. E' come una manina sempre pronta ad acchiappare il filo al volo e spesso ci riesce. Capovolgendo il portamulinello non si da alla levetta la minima possibilità di disturbare l'azione di pesca. Volendo scegliere quelli ad anelli, che possono essere spostati lungo il calcio, è bene sapere che non offrono sufficiente stabilità. Dopo qualche tempo si allentano e vanno stretti di continuo, l'impugnatura si consuma, specie se è di sughero, e la tenuta diventa sempre meno affidabile.
Un consiglio. Se l'impugnatura è troppo stretta e scomoda, come quasi sempre accade per le sottili canne leggere, si può apportare una piccola modifica. Con una striscia di pelle o di gomma, oppure con del nastro di sughero adesivo (reperibili nei negozi di pesca), si esegue un avvolgimento sul calcio fino a ottenere un diametro comodo da impugnare. Attenzione, però, a non esagerare evitando di aggiungere peso inutile.
Canna da pesca media
Qui
la lunghezza è leggermente superiore, intorno ai quattro metri e venti a
dispetto dei 3.80 delle canne per pesca leggera. Anche l'azione è diversa,
tendente al medio rigido per lanciare grammature maggiori (dai dieci ai
venticinque grammi). Questo perché con un'azione parabolica non si riuscirebbe
a caricare sufficientemente il lancio. Quindi il cimino è sempre molto
sensibile, non più di carbonio pieno come per la tremarella, ma in tubolare
cavo di carbonio ad alta resistenza. Un vettino pieno sarebbe troppo rigido
perché più grosso di quello da tremarella. Anche il diametro degli altri pezzi
è maggiore e l'impugnatura più lunga. In questo caso, se facciamo la prova del
gomito, il tallone deve sporgere indietro di una decina di centimetri.
Per raggiungere distanze maggiori serve un'impugnatura che faciliti il lancio a due mani, come accade per il surf casting (pesca a fondo in mare). Quindi più lunga per lanciare meglio e leggermente più spessa di diametro.
La placca portamulinello deve trovarsi leggermente più in alto rispetto alle canne per la pesca leggera, proprio per agevolare una posizione corretta delle mani nel lancio lungo.
Il numero degli anelli è lo stesso delle canne da tremarella ma questa volta sono preferibili a ponte basso, più resistenti, e leggermente più grossi per non frenare il nylon durante il lancio.
Canne diverse con effetti diversi... le canne ad azione rigida sveltiscono il gesto dei pescatore e facilitano il recupero della preda. Le superparaboliche offrono maggiori garanzie di cattura anche con fili sottili. Si tenga presente che più l'azione della canna è morbida, più i tempi saranno lunghi. Ma al pescatore dilettante non occorre tanta sofisticatezza: l'azione intermedia è la più equilibrata per operare in ogni circostanza.
Canna da pesca pesante
Le
canne da pesca "pesante" dovendo lanciare, alle volte, anche pesi
oltre i quaranta grammi devono per forza essere potenti.
Pur mantenendo un cimino sensibile, anche qui come per la pesca media in tubolare cavo ad alta resistenza, l'azione è decisamente rigida. Queste canne sono tranquillamente in grado di sollevare qualsiasi trota per farla volare sulla sponda. I lanci sono quasi sempre a due mani, quindi l'impugnatura è piuttosto lunga e sporge una ventina di centimetri dietro al gomito. Il rivestimento migliore per questa parte è indubbiamente il sughero, ma anche la gomma si presta egregiamente allo scopo.
Dove non bisogna transigere, per questo tipo di canne, è in fatto di anelli. E' meglio se tutti i passanti sono in silicio per via degli sforzi notevoli e prolungati cui vengono sottoposti. Non dimentichiamo che i nylon sono dello 0,16 o dello 0,18 e per rovinarli basta una piccola intaccatura anche su un solo anello. Inoltre i passanti sono più numerosi, anche dieci o undici, perché queste canne sono più lunghe (sui quattro metri e mezzo) e hanno generalmente un pezzo in più delle altre. Questa lunghezza è necessaria anche in considerazione dei terminali impiegati (fino a due metri, invece dei cinquanta centimetri usati per la tremarella). Ma, soprattutto, una lunghezza maggiore della canna consente di caricare il lancio molto di più grazie alla possibilità di sfruttare una leva più lunga. Inoltre, quando si pesca a certe distanze, una canna un poco più lunga può essere d'aiuto per mantenere il recupero in superficie, se le trote si trovano sotto il pelo dell'acqua, e anche sulla ferrata garantisce un movimento più ampio, capace di trasferire a destinazione almeno una parte della forza nonostante la notevole distanza e l'elasticità del nylon che ammortizzano il colpo.
Il lancio di galleggianti piombati oltre i venti grammi richiede canne potenti ma sufficientemente elastiche per potersi caricare nella fase iniziale e restituire come una molla tutto la forza immagazzinata. Serve inoltre una buona sensibilità alle tocche del pesce.
Canna da gara
L'agonismo insegna, che durante lo svolgimento di una manifestazione si incontrano tre momenti diversi tra loro: i primi minuti di gara (in cui si deve essere velocissimi nell'estrarre la cattura), le successive pescate e, infine, il momento più difficile, quello in cui le abboccate si rarefanno e i pesci rimasti in acqua sono diventati più sospettosi. Per ciascuna di queste fasi occorre un modello di canna ad azione più o meno parabolica (quelle che in gergo sono chiamate "morbidone") che ci consenta di operare al meglio. La scelta dei cimino è importante La sensibilità è la dote principale di un buon cimino, che deve essere quindi sottile.
Per la prima fase serve un attrezzo che non faccia perdere tempo nel tira e molla del sottosponda e che obbedisca prontamente alle forzature; serve dunque una canna quasi rigida ad azione sensibile di punta. Per la seconda fase c'è bisogno di una canna ad azione media in cui appaia manifesto il lavoro dei pezzi centrali, che devono assecondare la flessuosità della punta. Infine, per eseguire la pesca di "ricerca" che caratterizza la terza fase, è indispensabile una "morbidona" ad azione superparabolica la cui accentuata flessibilità permetta di imbobinare fili sottilissimi (per esempio dello 0,12) che facilitino il lancio di pesi veramente ridotti e accompagni meglio le violente strattonate della preda allamata. Questa canna è talmente sensibile e flessuosa che le tocche della trota sono inavvertibili dalla mano del pescatore. Questa morbidezza è una dote importante perché anche la trota, dall'altro capo della lenza, non avvertirà alcuna tensione, se non quella, minima, simile alle resistenza opposta da una qualsiasi piccola preda appena addentata.
Distinguere le canne
E' naturale che un garista non abbia problemi a capire le differenze tra una canna e l'altra, ma per chi non possiede sufficiente esperienza, oltre a fidarsi dei consigli di un buon negoziante, può imparare anche a distinguere le diverse azioni osservando il profilo della canna chiusa e il numero degli anelli.
Se la canna chiusa è molto sottile e dotata di pochi anelli, in buona parte scorrevoli, molto probabilmente si tratta di un attrezzo a striscio leggero con le tecniche a saltarello e tremarella. In questo tipo di canne gli anelli sono generalmente a ponte medio o a ponte alto.
Le canne a diametro più grosso, sono quasi sicuramente per la pesca pesante a distanza. Nonostante il notevole spessore, però, gli anelli sono ugualmente tanti, molti dei quali anche in questo caso scorrevoli poiché la canna è più lunga (anche di un metro). Utilizzando molti anellini scorrevoli si ottiene una traiettoria dei filo molto fedele alla curvatura della canna sotto sforzo, senza angoli stretti che piegherebbero troppo i singoli elementi anziché consentire una corretta distribuzione delle forze sull'intera lunghezza della canna. Il rischio, nel caso di anelli troppo distanziati fra loro, è che l'elemento telescopico della canna si pieghi troppo e si rompa per lo sforzo eccessivo.
Nelle canne da pesca media, le quali non richiedono grossi sforzi essendo state costruite per lanciare pesi sui 15-20gr, lo spessore non è eccessivo, così come il numero degli anelli che è rapportato alla lunghezza.
N°1
N°2
N°3
Accessori
Le migliori placche portamulinello per canne da laghetto sono quelle del tipo a cremagliera. Sono molto pratiche, leggere e assicurano una stabile posizione del mulinello. Oltre alla legatura, vanno fissate con una striscia di biadesivo.
Molte canne presentano delle speciali impugnature di tipo "piatto" che permettono una migliore bilanciatura e comodità diventando un tutt'uno con l'avambraccio del pescatore.
Il tappo di chiusura dell'impugnatura può essere di vari modelli e materiali, dal sughero, plastica all'alluminio. In commercio ci sono anche canne con il tappo incluso direttamente nella fibra di carbonio con il filetto ricavato nel materiale stesso.
Il montaggio della canna
Allineare gli elementi telescopici della canna è un'operazione abbastanza semplice ma, nel caso della pesca a striscio in laghetto, richiede una certa attenzione. Anche i più piccoli particolari possono contribuire ad aumentare o diminuire la distanza raggiungibile con il lancio. E' il caso di un perffeto allineamento degli anelli, che va controllato di tanto in tanto anche durante la pesca. Gli anellini scorrevoli, infatti, tendono spesso a inclinarsi di lato seguendo la trazione del filo sotto sforzo, cosa che frena moltissimo l'uscita dei filo. Il discorso vale sia per le canne pesanti, che servono proprio a raggiungere le distanze maggiori , sia per quelle più flessibili che devono consentire di lanciare pesi molto leggeri. Consigliamo anche di non forzare troppo gli scorrevoli sugli elementi telescopici della canna che ne sono provvisti per evitare che si blocchino.
A differenza di altre tecniche di pesca dove il compito dell'anello è essenzialmente di sostegno, nelle pesca in laghetto è fondamentale data l'alta usura che subisce il monofilo in seguito ai continui lanci e recuperi.
Appena comperata una canna, arriva il momento di scegliere gli anelli e montarli.
Spesso si fa l'errore di sottovalutarli considerandoli dei semplici accessori, così da montare vecchi anelli guidafilo, in materiali sorpassati che dopo dieci lanci ci ritroviamo l'intero filo usurato al limite della rottura; e qui si da la colpa al rivenditore del monofilo.
Invece, come i garisti sanno, sono tutt'altro che accessori ma degli elementi importantissimi che nella preparazione di una canna vanno scelti a seconda della tecnica sia come materiale che numero.
Infatti, importante sono il numero degli anelli passafilo e l'identificazione del punto in cui collocarli.
Riguardo
al numero non c'è una regola fissa che valga per tutte le canne; si può dire
che bisogna mettere tanti anelli quanti ne occorreranno in base alla curva
disegnata dalla canna sotto sforzo.
Il loro equilibrato posizionamento deve ridurre al minimo gli effetti di angolazione del filo e l'arcuatura dei tratti di canna posti tra un anello e l'altro. Tanti anelli ben allineati ripartiscono equamente su più ponti dell'attrezzo il carico di lavoro.
Gli anelli montati sulla canna da pesca formano una specie di tunnel al cui interno il filo deve scorrere con la massima fluidità. E' però inevitabile, che si crei ugualmente un certo attrito prodotto dal contatto tra filo e anello, soprattutto se la canna è piegata sotto lo sforzo di una preda allamata o in situazioni di continui lanci (come del resto la pesca in laghetto); di conseguenza è molto importante scegliere un tipo di anello che offra garanzie antierosive e refrattarie.
Gli anelli in commercio che si avvicinano maggiormente a queste caratteristiche, sono sicuramente quelli in SiC (Silicon Carbide) che, purtroppo, costano moltissimo. Tuttavia, il mercato offre eccellenti alternative al SiC, con la sola eccezione dell'apicale.
Infatti questo anello, posto in cima alla canna di dimensioni più piccole rispetto agli altri, costituisce l'ingresso del tunnel, ed è il passante che deve sopportare maggiormente l'effetto del filo che, passandovi all'interno, è perennemente costretto a un lavoro in "curva". La scelta di un apicale in SiC è dunque d'obbligo per tutte le canne che siano da lancio o non.
Gli anelli, oltre al materiale con cui vengono prodotti, si distinguono anche dalla forma e dalla grandezza.
Ad esempio, per le corte canne paraboliche servono anelli molto piccoli, leggeri, a gambo singolo e a ponte alto, quali sono quelli di solito impiegati per la pesca all'inglese. Il "ponte alto" è una proprietà necessaria che aiuta ad attenuare il fastidioso aderire del filo alla struttura dei pezzi nelle giornate di pioggia.
Se nella pesca a lunga distanza questo non è un problema perché il peso stesso delle bombarde tiene il filo teso e distaccato dalla canna, nello striscio leggero il ponte alto diventa un requisito fondamentale se si vuol riuscire a lanciare i pesi da 2 a 3 gr.
E veniamo a dove piazzare gli anelli: la sommità di ogni pezzo telescopico è già di per sé un caposaldo da cui partire; peraltro, la legatura in quella posizione serve anche di rinforzo ai pezzi stessi mentre, per i passanti intermedi, si deve invece ricorrere agli anelli scorrevoli.
C'è, infine, un piccolo trucco per allineare correttamente i passanti. La sua applicazione permetterà, sul campo gara, di armare prima e in sicurezza la canna, così da iniziare a pescare più in fretta.
A casa, si apre la canna e si allineano per bene tutti i passanti, controllandone lo schieramento da ogni angolatura (magari socchiudendo un occhio come si fa per prendere la mira con il fucile) e infine, con un pennarello indelebile di colore contrastante, si disegnano sottili tacche sul corpo della canna sopra e sotto la legatura di ogni anello. Giunti sul campo di pesca basterà far combaciare gli anelli con le tacche per avere la sicurezza di avere un attrezzo perfettamente allineato.
Inizialmente è bene chiedersi: qual'è il compito cui deve assolvere il mulinello?
Contenere il filo e permettere il lancio e il recupero.
Bene, ce ne sono alcuni che è già molto se contengono il nylon e lo avvolgono, ma ne esistono anche altri equipaggiati con tutte le innovazioni che la tecnologia ha messo a punto in questi ultimi tempi. Infatti, fino a qualche anno fa i mulinelli erano costruiti tutti nello stesso modo. La bobina alloggiava in una girante che ricordava, per la sua forma un bicchiere. Ma dopo ci si accorse che questi mulinelli erano tutt'altro che funzionali, dato che causavano inestricabili parrucche di nylon. Le imprecazioni di migliaia di pescatori che si trovavano ogni volta a doverle sbrogliare convinsero le ditte ad incominciare a costruire modelli a bobina esterna.
Il problema sorse quando ci si accorse che la forma della bobina non andava bene. Infatti prima si prediligevano quelle basse e larghe, ma bobine alte e strette avrebbero richiesto giranti troppo voluminose rendendo l'attrezzo scomodo da usare. La bobina esterna doveva avere una forma più compatta, tendente a quella di un quadrato. Di qui tutti gli studi portarono, dopo qualche anno, alla progettazione di bobine coniche, quelle che vanno per la più oggi. La loro forma, piuttosto allungata, simile a quella di un cono gelato segato a metà, permette al nylon in uscita di incontrare minore attrito e quindi di lanciare meglio e con minor sforzo arrivando ben oltre la distanza che sarebbe possibile raggiungere con una bobina tradizionale. Ma la conicità ha anche rivelato uno svantaggio, e cioè la facilità nel provocare parrucche dovute al fatto che le spire di nylon tendono a scivolare in avanti sovrapponendosi. A questo inconveniente si è rimediato introducendo un'altra miglioria tecnica: il recupero a spire incrociate o a doppio passo.
Mulinelli per la pesca in laghetto
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Fra i tanti modelli sul mercato, ce ne sono alcuni veramente perfetti per le esigenze dello striscio in cava. Il problema, se non si pratica questa pesca già da qualche tempo, è casomai quello di capire quali sono i più adatti al tipo di necessità che noi abbiamo. Provate a entrare in un negozio e chiedere un mulinello da "laghetto", potreste sentirvi consigliare la quasi totalità dei modelli esposti sui ripiani. Per i mulinelli, infatti, non esiste una specializzazione così grande come per le altre attrezzature. Le canne per lo striscio leggero, ad esempio, si distinguono per maneggevolezza e per sensibilità, il mulinello da accoppiare loro dovrà quindi possedere le stesse caratteristiche. Dovrà essere uno di quelli concepiti per agevolare il lancio di microzavorre, avere dimensioni piccole o medie e bobina con diametro massimo di 45 mm.
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Il mercato offre due tipi diversi di mulinello che differiscono nella concezione meccanica della sede raccoglifilo: quelli a bobina rotante Fig. 3 e quelli a bobina fissa Fig. 4.

Fig. 3 Mulinello a Bobina Rotante Fig. 4. Mulinello a Bobina Fissa
In Italia a differenza che negli Stati Uniti prediligiamo i mulinelli a bobina fissa, quindi prenderemo in considerazione maggiormente questi.
Avvolgimento incrociato: nel normale avvolgimento di vecchio tipo le spire vengono disposte semplicemente l'una sull'altra, più o meno strette a seconda della trazione. Ne risulta che alcune spire si incastrano in mezzo alle altre frenando il lancio e provocando parrucche durante il lancio successivo. Se nei mulinelli dotati di bobine tradizionali non succede frequentemente è solo perché il fascio di spire è molto sottile. In una bobina conica, invece, è larghissimo e le spire che possono essere trascinate via sono molte di più. Per questo motivo venne introdotto il riavvolgimento incrociato; tramite un doppio movimento di avantiindietro dell'alberino, dispone le spire in senso diagonale e non una accanto all'altra come nel riavvolgimento classico, evitando pasticci. Tenendo conto di quelle che sono le esigenze di lancio nella pesca a striscio in cava, si può subito capire perché una bobina conica e un riavvolgimento incrociato siano di basilare importanza, permettendo alla bombarda di arrivare più lontano grazie alla forma più lunga della bobina e al minore attrito.
Sono abbastanza validi anche quei mulinelli dotati di bobina normale ma piuttosto larga, purché non inserita nella girante, allo scopo di facilitare le lunghe distanze.
Rapporto di recupero: un altro elemento da tenere in considerazione per la scelta di un mulinello da abbinare a una canna da trota in laghetto è il recupero. Ce ne sono di più lenti o velocissimi ma per questa pesca è meglio restare su un recupero medio. Quelli troppo veloci o lenti non consentirebbero un adeguato controllo del piombo. Un 5:1 (pari a cinque rotazioni per ogni giro di manovella) o un 5,2:1 può essere considerato ottimale, ma qualcuno li preferisce anche più veloci. Importante è che, una volta scelto un rapporto di recupero per un mulinello, lo si mantenga per tutti gli altri che si decide di acquistare.
Frizione anteriore o posteriore: in alcuni mulinelli questo fondamentale componente è situato davanti, sulla bobina. In altri il comando di regolazione si trova dietro al corpo. Il primo tipo di frizione si chiama anteriore, il secondo posteriore. Tutte e due possono venire usate per questo genere di pesca ma la migliore, in questo caso la più comoda, è senza dubbio quella più amata è la posteriore.
| Rullino Prendifilo: in passato non ci si faceva tanto caso ma oggi il nottolino prendifilo è semprepiù curato nella forma. Se una volta addirittura mancava o era costituito da un semplice cilindretto che permetteva al nylon di scivolare durante il recupero, oggi è stato protagonista di un enorme salto qualitativo. Esistono rullini guidafilo con o senza cuscinetto a sfera e, quelli che ne sono dotati, hanno il pregio di possedere una grande scorrevolezza anche quando la trazione è elevata. E' importante che il nottolino ruoti, altrimenti il filo si surriscalda e si rovina. E quando si rovina deve venire sostituito spesso, oltre a non essere più affidabile nei momenti critici. Questo discorso va rapportato soprattutto ai diametri impiegati e, nella pesca a striscio, i nylon sono sempre piuttosto sottili per lanciare lontano. Inoltre il rullino scorrifilo di grande diametro e montato su cuscinetto a sfera permette al nylon di diluire meglio la torsione eventualmente accumulata durante il recupero. Se non possiede il cuscinetto a sfera deve essere costruito, almeno, con materiali molto duri e ben levigati. Il migliore è il Sic, un carburo di silicio lavorato al diamante che, oltre a essere durissimo, possiede un grado di levigatura incomparabile. Ma il prezzo, purtroppo, ne risente non poco. Senza pretendere il meglio, la ceramica, l'allumina e l'hardloy vanno bene comunque. Piuttosto, è meglio scegliere un mulinello che abbia rullino di grandi dimensioni. Un grande diametro permette al filo in tensione di essere riavvolto con un angolo meno stretto perché la superficie di contatto è maggiore. Tutto questo si traduce, ancora una volta, in più lunga durata della lenza e minori rischi di rottura. |

La Manovella: l'ultimo elemento da tenere in considerazione è la manovella. Non deve essere troppo ampia, perché sarebbe scomoda nei recuperi e la pesca a striscio si basa proprio sul continuo lancio e recupero della lenza. Ognuno ha un braccio e una mano differente. Conviene, perciò, provarne qualc'uno diverso fino a trovare il più comodo da usare. Negli ultimi anni sono comparsi sul mercato mulinelli dotati di doppia manovella. Lo scopo è quello di bilanciare il mulinello durante l'avvolgimento e offrire una presa immediata in ogni situazione grazie al fatto di avere due pomoli anziché uno solo. Chi preferisce la tradizionale manovella singola può trovare oggi anche mulinelli equipaggiati con sistema di bilanciamento, che consiste in un peso inserito nel rotore allo scopo di bilanciarne la rotazione. A voi la scelta.
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Un Consiglio: L'acquisto di un attrezzo è
anche questione di gusti e ognuno ha la marca che preferisce. In genere,
l'identikit del mulinello ideale per la pesca in Laghetto, secondo noi, è il
seguente: peso dai 250 grammi per la pesca leggera ai 350 grammi per quella a
distanza; frizione posteriore; bobina in metallo a profilo conico; avvolgimento
a spire incrociate; rullino scorrifilo di ampio diametro su cuscinetto a sfera;
rapporto di recupero da 5:1 a 5,4:1. Il tutto abbinato a una meccanica montata
su almeno tre cuscinetti a sfera per assicurare recuperi fluidi e una buona
durata. |

La placca portamulinello: le "morbidone" sono corte e maneggevoli: sono attrezzi che non richiedono il lancio forzato a due mani e, pertanto, la placca portamulinello può essere collocata bassa. D'altro canto la "tremarella" richiede che il calcio della canna debba far corpo unico con l'avambraccio e già questo non lascia alternative. Quindi, la distanza che deve intercorrere tra il tallone della canna e il piede del mulinello deve essere all'incirca pari alla lunghezza dell'avambraccio di chi pesca.
Bobina Coperta: mulinelli a bobina carenata o coperta, come quelli che vediamo in questa pagina, non sono certo fra i più usati per striscio in laghetto. Si tratto, casomai, di modelli molto più adatti alla passata grazie ai vantaggi che offrono nell'uso di nylon particolarmente sottili, soprattutto perché con la bobina coperto è molto difficile formare le fastidiose parrucche. Pensandoci bene, però, questa importante caratteristica può tornare molto utile anche nello striscio leggero invernale, quando si usano nylon dello 0,16 o anche più sottili per lanciare lenze inferiori ai tre grammi. Un altro vantaggio dei mulinelli a bobina coperta sta nel fatto che per lanciare non è necessario ribaltare l'archetto. Nel caso dei Contact 400 che vediamo qui sopra basta far compiere alla manovella un mezzo giro all'indietro per liberare il filo; ilSarfix Royal Project della Foto in alto a sinistra, invece, ha un comodo pulsante sul davanti che è sufficiente schiacciare per preparare il mulinello al lancio. Entrambi hanno una leva di freno supplementare oltre alla normale frizione.
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Un consiglio: molti frequentatori assidui di laghetti, nonché molti
garisti, preferiscono all'inizio dell'anno di pesca, comprare molto filo
(esistono in commercio bobine da 100 fino a 1000m, economicamente molto
convenienti) che durante la stagione cambiano con frequenza, addirittura ogni
volta che viene usato, al posto di comprare un filo costosissimo e di alta
qualità per tenerselo in bobina più
mesi. Questo è spiegato dal fatto che, anche se il filo è buonissimo, si usura
e corrode ugualmente soprattutto alla luce del sole e al contatto con
l'acqua.
E' sempre meglio quindi, per evitare sgradite sorprese, cambiare con frequenza il filo.
Se per il monofilo da imbobinare la scelta va fatta in base alla preferenza e alla fiducia riposta in una data marca, per il tipo da impiegare nei braccioli finali il discorso è diverso.
I trotisti hanno due esigenze: l'innesco deve ruotare vorticosamente sul proprio asse, e l'estrazione al volo della preda.
Alla perfetta rotazione dell'esca concorrono diversi fattori: le fattezze dell'amo, il corretto posizionamento dell'esca e l'uso della girella tripla. Ma anche il diametro del monofilo è importante: un piccolo innesco di due camoline girerà più vorticosamente se verrà legato a un filo sottile dello 0,10. La sottigliezza non oppone resistenza all'elica dell'innesco e inoltre lo carica di autotorsioni che poi vengono scaricati nella girella tripla.
Di conseguenza, nello striscio, la finezza del diametro del braccio finale non è consigliato solo per la minore visibilità, ma soprattutto perché facilita la rotazione dell'esca.
Bisogna però raggiungere un equo accordo con il "carico di rottura" che l'esperienza ha inquadrato nel diametro 0,16.
Oggi il mercato offre dei monofili ottimi sotto tutti gli aspetti che, però, costano molto. Ma è un sacrificio che deve essere affrontato.
Un consiglio: ecco una tabellina che illustra i diametri dei monofili da utilizzarsi con le varie canne da striscio così da ottenere la migliore resa durante le fasi di lancio, recupero, ferrata e, soprattutto, di rotazione dell'esca. Ricordiamo che il diametro del filo della lenza terminale potrà variare, ma essere sempre inferiore a quello della lenza madre. La rotazione dell'esca è facilitata da un terminale sottile.
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TIPO DI STRISCIO |
Ø FILO IN BOBINA |
TERMINALE |
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Ø |
LUNGHEZZA |
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2-5 GR |
14-16 |
12-14 |
40-80 CM |
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4-8 GR |
16 |
14-16 |
60-100 CM |
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10-12 GR |
16 |
16 |
150 CM |
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15-20 GR |
16 |
16 |
150-200 CM |
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25-40 GR |
18 |
16 |
150-250 CM |
La girella è un piccolo attrezzo che spesso da molti non viene neanche considerato. Consiste in un filo di lega di ferro piegato e costruito in modo da formare normalmente due piccoli anelli uniti tra di loro da un cilindretto. Essa principalmente ha la funzione, data la sua forma, di migliorare il movimento della montatura impedendo che il filo di nylon si pieghi. Attrezzo veramente fondamentale per una buona battuta di pesca, in commercio ne esistono di molti tipi che si distinguono principalmente dalla presenza o no del moschettone. Con il moschettone vengono utilizzate per attaccare ad esempio alla lenza madre una montatura e permettere il ricambio veloce con un altra; può essere migliorata aggiungendo una o più girelle permettendo così allo stesso tempo una funzione di rotazione, con il moschettone presentano una o due girelle.
Senza
il moschettone, vengono utilizzate normalmente solo per far girare meglio
l’esca. Queste si usano nella parte finale della montatura, di solito sotto i
piombi, una se si pesca con l’esca al naturale, doppia o tripla se si pesca a
striscio con la rotazione. Nel caso della pesca a striscio se non si utilizza
almeno doppia dopo pochi minuti bisogna cambiare il finale perché, dato che la
velocità di rotazione dell’esca è maggiore a differenza di quella del filo di
nylon, si formerà inesorabilmente una parrucca ( il filo piegandosi si
accartoccia su se stesso). Le misure che si utilizzano di più nella pesca alla
trota in torrente vanno dal n.12 al n.18.
Girella Tripla
E' un piccolo accessorio molto importante soprattutto nella pesca della trota in laghetto e in torrente. Serve, come la girella normale, a demoltiplicare in modo più efficace la torsione del basso di lenza a cui è legato l'amo. Spesso in queste specialità si fa uso di inneschi così detti rotanti, ossia che girano su se stessi durante il recupero o sospinti dalla corrente attirando l'attenzione delle trote e stimolando l'istinto aggressivo. Nel girare sul proprio l'asse l'amo finisce per attorcigliare anche il nylon, vanificando l'azione dell'esca. Ecco perché è necessario mettere sulla lenza una girella tripla che annulli tale torsione. Le aziende specializzate nella pesca in laghetto hanno da tempo realizzato particolari girelle triple che servono benissimo a tale scopo. Esse si piazzano tra la zavorra e il finale di lenza.
II.6 - L'AMMORTIZZATORE SSK (molla)
Per raggiungere lunghe distanze di lancio è necessario l'uso di nylon sottili che in genere non superano lo 0,18. Il problema è che, quando si usano certi pesi, il filo si rompe facilmente sul nodo a causa dello sforzo iniziale del lancio. Molti pescatori ovviano a questo inconveniente collegando alla lenza principale uno "shock-leader", ovvero uno spezzone di nylon più robusto poco più lungo della canna. Recentemente è arrivata sul mercato una interessantissima novità.
Si tratta di una spiralina di sottile acciaio armonico inventata e brevettata da un artigiano della Val d'Ossola, già conosciuto per la produzione di ami da trota veramente perfetti, che viene collegata al monofilo senza bisogno di nodi e ha l'importante funzione di ammortizzare come una molla l'urto iniziale del lancio grazie alla sua elasticità. La sigla SSK sta infatti per "Spring Safefrom Knot", ovvero molla salvanodo. In questo modo non è più necessario l'uso di un filo più grosso per ammortizzare il colpo e l'assenza del nodo garantisce un ulteriore tenuta del nylon.
Alcune prove, hanno fatto registrare risultati davvero incoraggianti: lanci di 100m con filo diretto dello 0,16 e zavorra di soli 15gr.
PARTE III – LE ESCHE
Può essere di vari tipi: di terra, californiano, olandese, veronese, e così via. Lo si conserva in una cassetta di legno alta circa 25cm e dotata di un coperchio forato per l'aerazione. All'interno si preparerà una lettiera composta da vermi9 di terra, terra di letame e torba. Per i vermi olandesi si aggiungeranno pezzetti di giornale bagnati e ridotti in palline. Cibo buono per tutti i vermi sono gli scarti di verdura. Il tutto, sempre ben umidificato, dovrà essere tenuto in un ambiente fresco: i colpi di caldo0 sono letali. I vermi morti dovranno essere tolti immediatamente.
Come innescarlo:il verme sarà bucato sulla testa e fatto scorrere su per il gambo dell'amo (del n. 6-8). Oltrepassati il nodo e la paletta per circa 1,5 cm, si fa fuoriuscire la punta. La coda del verme dovrà essere troncata se sarà più lunga di 1cm.
Il verme è da sempre l’esca più classica per la trota. Con il termine generico "verme" indichiamo svariati tipi di lombrichi che possono avere spesso impieghi differenti. Noi parleremo dei tre tipi più importanti ed usati nella pesca al tocco in torrente e in laghetto: verme di terra, di letame, d’allevamento e il vermone.
Verme di terra
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Per pescare le trote d’immissione con il verme da terra non abbiate paura ad usare ami molto grossi (rendono facile l’innesco e la rotazione) con gambo lungo, del n.2 o del n.4 ; invece per le trote selvatiche bisogna sempre usare ami più piccoli, gambo lungo del n.6 o del n.7 o se preferite ancora più piccoli.
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Verme di letame
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Va innescato singolo o in coppia su ami del n.7 o del 10, a gambo lungo.
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Verme d’allevamento
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Il verme d’allevamento è il più utilizzato per le sue particolari caratteristiche. Di colore rosso tendente al |